ARTIGIANATO MEMORIA

Gli antichi mestieri: quando l’artigianato era la norma

Antichi mestieri: Intaglio

Che Conflenti sia un paese d’artigiani è cosa ben nota. Se si cammina per le viuzze del Casale, ci si ferma un attimo e si chiudono gli occhi per un istante, pare ancora di sentire il fruscio del legno che s’intreccia, il batter del ferro, il rumore del telaio. Immergiamoci, dunque, nella Conflenti d’un tempo andando alla scoperta degli antichi mestieri.

Gli antichi mestieri di un tempo

C’era u fhurgiaru, la cui attività principale era ferrare asini e cavalli, i mezzi di trasporto di un tempo. Ma nelle forgie si realizzavano anche testiere di letti, ringhiere, lanterne, portoni. Una delle più famose era quella di Amoroldo Vescio, conosciuto da tutti come mastru Amurordu. I Maruatti e ru Chjianiattu, poi, erano sede di cestai e barilai. A dedicarsi a tale professione era soprattutto la famiglia di brei: Ciccio, infatti, continua ancora oggi a produrre cesti artigianali. Le mani abili dei cistari lavoravano e intrecciavano sapientemente il legno di castagno, quercia, ciliegio o noce per produrre ceste, panari, nache. Ma anche botti, tini e barili.

Antichi mestieri "u Cistaru"

Il legno era abbondante nel nostro territorio, tant’è che un altro mestiere molto diffuso era quello dei falegnami. Questi artigiani fabbricavano, con gli strumenti rudimentali del tempo, mobili di un valore, oggi, inestimabile. Creavano, intagliavano o intarsiavano a mano portali, arredi e mobili per case e chiese. I mastri d’ascia più famosi a Conflenti erano Raffaele Colosimo, Giovannino Amoroso, Federico Stranges, Ernesto Grandinetti, mastru Ernestu, mastru Larenzu, mastru Ricu e Sarvature u Chiuvaru.

Altri antichi mestieri

C’era u seggiaru che aggiustava le sedie spagliate a domicilio. L’umbreddraru che riparava ombrelli. U mercialaru che vendeva per le vie del paese, con una cassetta attaccata al collo, accessori di ogni tipo. Da aghi e filo per il cucito, a forcine, spille, pettini e pettinisse. C’era u scarparu che realizzava con cuoio, pelle e ferro delle scarpe uniche. Ma aggiustava anche quelle rotte: inchiodava petti e supratacchi, rattoppava tomaie con spago, trincetto, cera d’api e peli di porco. U fravicature, invece, era il termine comune per indicare il muratore. Ma era molto di più. Era anche architetto e ingegnere, poiché progettava la casa prima di costruirla.

L’arte della sortoria e del ricamo

Altro mestiere molto in voga era quelle del custuliari, il sarto. Un tempo, non c’erano negozi di vestiti, dunque il sarto confezionava abiti di tutto punto. Sebbene l’abito nuovo le famiglie conflentesi potevano permetterselo solo per i giorni di festa. Compravano la stoffa e si recavano dal sarto o dalla sarte di fiducia, che la tagliava e cuciva con maestria. A casa della sarta c’era sempre qualche apprendista che imparava a fare liafrichi, stringere o accorciare dei capi. E non poteva mancare u tilaru. Con questo strumento, le abili tessitrici trasformavano il lino, il cotone, la ginestra o la seta in coperte, lenzuola, tovaglie.

antichi mestieri: il Telaio

Stoffe pregiate che spesso passavo nelle mani fatate delle ricamatrici. Il ricamo era, infatti, una delle arti più fiorenti e prestigiose. Un’arte destinata essenzialmente a donne e ragazze che l’avevano appresa dalle monache. Infatti, il salone delle suore del Cottolengo era un vero e proprio laboratorio dal quale uscirono abili ricamatrici di professione. Da ogni dove giungevano persone per commissionare loro il ricamo del corredo.

Il valore dell’artigianato

Le botteghe di artigiani erano diffuse principalmente a Conflenti Superiori, mentre la zona inferiore era popolata da intellettuali e contadini. L’artigianato è stato a lungo una delle principali risorse economiche del paese, grazie all’abbondare delle materie prime offerte dal territorio. Si producevano manufatti di alta qualità, spesso destinati all’esportazione. Inutile dire che con l’avvento della tecnologia, che se da un lato ha semplificato la lavorazione dall’altro ha ridotto drasticamente la cultura del “fatto a mano”, le botteghe sono andate via via sparendo. Oggi stiamo assistendo, invece, a una sorta di recupero dell’artigianato, nella speranza che all’handmade venga riconosciuto il suo effettivo valore.

Fonte: Racconto Conflenti di Giuliana Paola Carnovale

Gli antichi mestieri: quando l’artigianato era la norma ultima modifica: 2019-12-05T11:44:23+01:00 da Redazione

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