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Le “mastazzola” di Lina, ovvero l’arte che bacia il gusto

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In un mondo come il nostro, che trasmette impulsi all’ennesima potenza, estremizza, globalizza e ingloba, cos’è arte? Banalmente ciò che suscita emozione. Ancor più comunemente, è impossibile dirlo, in quanto il concetto in sé non è racchiudibile in una categoria predefinita. Musica, pittura, scultura, scrittura, sono tutte forme d’arte. E la cucina?  Ma certamente. Ce ne danno prova quotidianamente monumenti come Cracco o Cannavacciuolo. Ce ne dà un saggio, in piccolo, anche la nostra Lina, conflentese DOC, che ha fatto dello scolpimento (no, non esageriamo, capirete più in là il perché) delle “mastazzola” il suo marchio di fabbrica, unendo la passione, al talento, alla professione.

Comporre arte: Lina in azione

Lina ha setacciato per anni i mercati paesani con i suoi prodotti, conquistando le papille gustative un po’ di tutti, un po’ ovunque. Sebbene – e permettetemi di diventare per un attimo narratore onnisciente –  siano le grispelle a sfondare spesso le porte di galassie ancora ignote, il livello qualitativo generale è ampiamente eccellente. Ma senza divagare, torniamo sui nostri passi. Non entreremo nel dettaglio della preparazione step by step delle mastazzola, perché non è interessante e culturalmente importante quanto l’aspetto visivo-decorativo.

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Mastazzole di varie forme preparate da Lina. Crediti: Giovanni Putaro

Perché è la forma della vita lo storytelling vincente. La forma della vita di quel composto, che dopo essere sezionato nelle porzioni occorrenti all’oggetto che si vuole rappresentare, si prende la scena del tavolo da lavoro. Rigorosamente a mano. Con solo un taglierino, spesso affiancato da un coltello per le sfaccettature più specifiche. Lina crea, dal nulla, pesci che sembrano appena pescati, chicchi d’uva così vividi che simboleggiano quasi il trionfo della Natura, fiori così meravigliosi che rischi di sentire il profumo. Come un burattinaio con le sue marionette, Lina ha il controllo totale di quello che fino a dieci minuti prima era solo un impasto informe e neutro. Inventa. Plasma. Dona la vita. E lo fa con una tale naturalezza, con una maniacalità che puoi solo stare lì, in silenzio liturgico. A guardare. A pensare. Quanti volti ha il talento. Quanto siamo fortunati ogni volta che ne incontriamo uno.

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Dettaglio di Lina al lavoro. Crediti: Giovanni Putaro

E il sapore?

Forse ho nuovamente preso la tangenziale filosofica. Forse divago come al solito. Allora torno concreto. Le mastazzola di Lina sono talmente belle che sarebbe un peccato deturparle mangiandole. Se non fosse che, cari lettori, il sapore è paradisiaco. E d’altronde, non può essere altrimenti. È il ciclo della vita. L’occhio s’è preso la sua parte e ha passato il testimone al gusto, che è letteralmente esploso in un tripudio di colori, di sensazioni, di bontà. Da lì in poi, sarà impossibile smettere. Prendiamone e mangiamone tutti, dunque. Lunga vita al cibo che ancora sa farci battere il cuore. Un grande “grazie” a chi, come Lina, sa dare parola alle cose, con risultati mozzafiato. Preserviamo questo mondo. Tramandiamo questa magnificenza che non può finire nel dimenticatoio.

Le “mastazzola” di Lina, ovvero l’arte che bacia il gusto ultima modifica: 2020-05-29T09:00:00+02:00 da Giovanni D. Putaro
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