MEMORIA TRADIZIONI

A castagnara: il simbolo della lavorazione delle castagne

Castagnara: Ricci con dentro castagne

In primavera gli spogli castagni si vestono delle loro lucenti foglie verdi e poi pian piano tra esse appare a giurranna, fior di castagna, preludio dei ricci in cui in autunno si formano i dolci frutti. I quali, passando dalla castagnara, diventano profumata farina.

Dalla raccolta alla castagnara

Quando ero bambino, a settembre, appena tornati da scuola, armati di falci, asce, rastrelli e tridenti, si correva sotto i maestosi alberi. Con meticolosità si tagliavano felci e rovi, si rastrellavano foglie e ricci e vi si dava fuoco in modo da lasciare il bosco pulito per l’imminente caduta delle castagne. All’inizio di ottobre e fino a novembre, poi, si procedeva a raccoglierle scartando le marce e dividendole in piccole e grosse. Effettuata la raccolta, una parte la vendevamo ai commercianti della zona e una parte finiva nella castagnara. Questa era un fabbricato di mattoni diviso in piano terra e primo piano con un tetto in tegole e legno. Il solaio era fatto con assi di legno disposti in modo che tra l’uno e l’altro passasse la luce. Il pavimento del pianterreno era di terra.

Castagnara: la struttura per l'essicazione delle castagne
L’esterno di una castagnara

Le castagne si disponevano sul solaio in legno e sotto veniva acceso, con i purpiti delle castagne, cioè le bucce delle castagne affumicate l’anno prima, un fuoco di grossi ciocchi di legno. Ciò con il fine di essiccarle. Ogni tanto bisognava rigirarle affinché l’essiccazione fosse uniforme. Il procedimento durava circa un mese.

Il passaggio dal carraturu e la conservazione delle castagne

Poi si spegneva il fuoco e le castagne si toglievano dalla castagnara tramite il carraturu e si riponevano in sacchi di iuta. Per sbucciarle due uomini sbattevano i sacchi sopra u cippu. Un altro metodo era mettere le castagne in una specie di tinozza e poi ballarci sopra con ai piedi degli zoccoli di legno. In tempi più moderni si usava una trebbia a motore. Le pastille così ottenute con l’essiccazione si macinavano e diventavano farina, ottima per fare pane e dolci. Le pastille meno dure, i tennaruni, venivano infilate a un filo, a formare una collana. E si era soliti mangiarle calde nelle fredde serate invernali o come frutta secca nelle occasioni di festa come il Natale, accompagnate da buon vino e fichi secchi.

Castagnara: u Carraturu
U carraturu: il buco dal quale si toglievano le castagne una volta essiccate

Oggi i castagneti sono quasi tutti abbandonati o abbattuti e il cinipide del castagno ha fatto il resto. Le castagnare sono, ormai, dei ruderi che testimoniano un passato di sacrificio e sudore: lì dentro, infatti, i contadini vi dormivano durante il periodo della lavorazione perché occorreva mantenere il fuoco vivo giorno e notte.
Un aneddoto: nel 1905 in località Ciampello, una giovane contadina offri al Re un pezzo di pane di castagna come testimonianza della condizione di miseria in cui si versava. Lui, per tutta risposta, le disse: “Pan di castagna sapor di miele”. A voler significare: “di cosa vi lamentate?”.

Giancarlo Villella

Autore: Giancarlo Villella

Mi chiamo Giancarlo Villella nato ai Tiarmuni ( Conflenti) il 5 febbraio 1971. Diplomato all’industriale, emigrato mai partito, tornato ancora più innamorato di Conflenti.
A castagnara: il simbolo della lavorazione delle castagne ultima modifica: 2019-10-04T09:00:30+02:00 da Giancarlo Villella

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