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Maria Esposito: una sovversiva pioniera

Maria Esposito: primo piano

Oggi vi parliamo di Maria Esposito, da molti chiamata zia Mery. Non è la prima volta che l’incontriamo, poiché ci piace molto parlare con lei e ascoltare i suoi simpatici racconti. L’abbiamo voluta definire pioniera e sovversiva. Pioniera, perché, a Conflenti, è stata la prima donna a indossare la minigonna, la prima donna a lavorare come commessa, la prima donna a cantare in un gruppo. Sovversiva perché indossava i pantaloni mentre tutte le altre signore portavano la gonna e portava la minigonna quando le signore indossavano i pantaloni. Ha sempre seguito, in quest’ambito, una propria moda: uno stile unico che la rende inimitabile. E grazie a lei abbiamo fatto un vero e proprio tuffo nella vita di Conflenti degli anni ’60. Vogliamo condividere con voi ciò che ci ha raccontato.

Maria esposito e la sua Compagnia

Da commessa a cantante

Negli anni ’60 lavorò come commessa, la prima commessa di Conflenti – ribadiamo -, della cartolibreria Visora, di Peppe Pascuzzi, Pasquale Paola e dell’avvocato Michele Roperti. Si trovava vicino al Bar Centrale nell’epoca in cui ancora non c’era la piazza. Tra gli altri primati di Maria Esposito c’è quello di essere stata la prima ragazza conflentese a far parte di un gruppo di cantanti, gli Happy Birds. I genitori erano contrari ma lei, disobbedendoli, andava ugualmente. D’altronde, come dice lei, “quando una cosa ti piace, bussa che sarà aperto”. L’unica donna, in mezzo a tanti uomini. A formare il gruppo c’erano Popoffo, Giovanni Porchia, alias Giovanni Battistelli, Geny – Generoso – Marotta e il fratello Venanzio, Nicchi – Nicola – Caruso, chiamato Don Bachi. Suonavano in varie occasioni durante la festa della Madonna, per esempio, o la festa di San Nicola.

Maria Esposito: foto di un tempo
In foto: Don Giulio Fazio, Maria Esposito, Lina Rombiolo, Pina Rubino, Lina Baratta. Dietro: Arcangela Marasco, Giovanna Colosimo e Vincenzo Passarelli
Credit: Egidio Baratta

Gli anni ’60 raccontanti da Maria Esposito

Quando Maria era una ragazzina, il buon costume obbligava le donne a indossare la gonna: i pantaloni erano solo roba da uomini. Ma lei, sovversiva qual era, li indossava. Bisogna attendere gli anni ’70 per vedere in circolazione i primi pantaloni anche per donne. Ci racconta che, in quell’epoca, non c’era la scuola media come la conosciamo oggi. C’erano la sesta, la settima e l’ottava. Poi, chi voleva, poteva frequentare l’avviamento e iscriversi alla scuola superiore. Non c’era la mensa scolastica e non c’erano nemmeno i servizi igienici all’interno delle scuole. La giornata scolastica terminava alle 13, e non c’era possibilità di far merenda. “Avevamo poco ma avevamo tutto. Avevamo la tranquillità, la serenità, la pace, la benevolenza. Erano gli anni più belli”.
Con Maria Esposito scopriamo l’esistenza del mercatino dell’usato, istituito dalle sorelle Dattilo. Chiunque voleva poteva andare a casa loro e comprare il capo vintage che più desiderava.

Maria Esposito: una sovversiva pioniera ultima modifica: 2019-10-10T11:01:34+02:00 da Redazione
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