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EMIGRAZIONE STORIE

Aldo e Anna: storie di im- ed e- migrazione

Aldo E Anna insieme

Oggi vogliamo raccontarvi una storia, o meglio, due storie. Due storie che si sono sviluppate su binari separati fino a intrecciarsi e unirsi in un’unica via. Storie di immigrazione ed emigrazione ma, sopratutto, una grande storia d’amore. Abbiamo incontrato Aldo e Anna che si sono mostrati entusiasti di condividere con noi il loro passato, e di questo li ringraziamo.

Quell’agognata sensazione di libertà

“Sono partito da Conflenti nel 1965. Non perché si soffriva la fame; non c’era ricchezza, ma il quotidiano per mangiare lo avevamo. Sono partito per uscire da una realtà che mi stava un po’ stretta”. Con queste parole, Aldo Raso, comincia a raccontarci la sua storia. Dopo essersi diplomato geometra e aver cercato un’occupazione, invano, decide di partire. Non si sente a proprio agio a dover gravare sulla famiglia. Aveva il desiderio di essere indipendente. “Così, un giorno, leggo su una rivista un annuncio: in Australia cercavano giovani diplomati. Non ci pensai due volte e mandai i documenti richiesti. Dopo circa 6 giorni mi comunicarono di aver accettato la mia domanda e fissarono delle visite mediche. Mi feci prestare i soldi del viaggio da un amico e solo dopo aver acquistato il biglietto informai i miei genitori della decisione di partire, che accettarono amaramente”.

Aldo e la sua Band
Aldo è anche un ottimo musicista e nel corso del tempo si è dilettato a suonare con gruppi di amici

Così Aldo s’imbarcò da Messina e nella terza classe di quel transatlantico visse per 30 giorni. “Appena ho messo piede sulla nave mi sono sentito veramente una persona libera. Non riuscivo nemmeno a credere a quello che vedevo davanti a me, alla vita che stavo per cominciare.” Sulla nave, però, sperimentò le diseguaglianze sociali. Dalla prima alla terza classe c’era un abisso. Ciò che lo segnò particolarmente fu il trattamento discriminatorio riservato ad alcuni passeggeri. Non ne poté più di vedere calpestati alcuni diritti umani e così con i compagni di viaggio firmò una petizione di denuncia da inviare al capitano della nave.

Sette anni in Australia

“A quei tempi – ricorda Aldo – in Australia si ci andava solo con un ‘atto di richiamo’. Io, invece, andai da solo ma lì trovai un amico che mi garantì un tetto e un letto”. A differenza dell’Italia, il lavoro non mancava. Fece il turno di notte in una fabbrica tessile, lavorò in una ditta di pomodori pelati e poi in una falegnameria. Finalmente ottenne un posto nel settore delle Ferrovie dopo aver superato un esame scavalcando, per punteggio, alcuni nativi. Visse in Australia 7 anni. Sette anni senza sentire la voce dei genitori, dando e ricevendo notizie solo per lettera. Alla fine, la nostalgia di sua madre, in particolare, lo convinse a riprendere la nave e tornare in patria. Non tornò ricco, anzi, con giusto i soldi per rifare il bagno e il salotto. Ma tornò arricchito di esperienze, di emozioni, di competenze. Imparò l’inglese e a gestirsi da solo.

Aldo e Anna: Aldo sulla sua Macchina

Imparò a essere libero e indipendente. Tornò con una mentalità diversa, che solo chi viaggia, chi vive in una dimensione diversa dall’usuale può sperimentare. “Tornare in Italia è stato come andare indietro nel tempo. L’Australia era avanti anni luce, per modo di vivere, di concepire il ruolo della donna nella società, perfino per come approcciare una ragazza”. Riabituarsi alla vita conflentese non fu, dunque, facile, ma cercò di far fruttare l’esperienza maturata. “Introdussi a Conflenti la chitarra elettrica, e fui il primo ad avere un’auto decapottabile. Qui ai negozi trovai ancora ‘a libretta ma in Australia si pagava in contanti, quindi continuai con quest’abitudine. E introdussi un’altra buona usanza acquisita: dire grazie al negoziante dopo aver comprato qualcosa. E da quel momento, ho notato che i conflentesi cominciarono a seguire il mio esempio”.

Aldo e Anna: una vita insieme

La storia di Anna Plocica, invece, è parallela ma con direzione diversa. Cresciuta in Polonia, vince una borsa di studio per l’Università di Roma. Lì si fa molti amici in particolare calabresi che l’invitano per un paio di giorni in Calabria. “Qui ho conosciuto Aldo e il weekend si è allungato fino a oggi” – ci dice scherzosamente. È bastato uno sguardo per accedere la fiamma che divampa ancora oggi. Hanno deciso di rivedersi a Natale: questa volta sarebbe stato lui a raggiungerla a Cracovia. Così fu, e in quelle vacanze si promettono di sposarsi in primavera. Riempiono i giorni che li separano dal loro “sì” con le cartoline giornaliere che Anna scriveva. Finalmente arriva l’aprile del ’79: Aldo e Anna si sposano in Polonia.

Scorcio Di Conflenti visto da casa di Aldo e Anna
Uno scorcio di Conflenti visto da casa di Aldo e Anna

Si trasferiscono dapprima a Decollatura ma poi decidono di costruire casa a Conflenti, dove vivono tutt’oggi. Perché a Conflenti, come dice sempre Aldo, puru e petre te parranu. Anche Anna, una volta a Conflenti, sente la sensazione di essere ritornata indietro nel tempo. Ma si abitua presto a questa nuova vita. Dal matrimonio di Aldo e Anna nascono Gianluca e Gianpaolo: entrambi hanno seguito le orme dei genitori e vivono, infatti, all’estero. Gianluca è emigrato nel Regno Unito, dopo aver vinto un concorso. E lì ha trovato lavoro come docente di spagnolo e francese, e ha messo su famiglia. Gianpaolo, invece, è partito per scelta, quasi come suo padre. Conflenti, è inutile dirlo, rimane sempre nei loro cuori.

Aldo e Anna: storie di im- ed e- migrazione ultima modifica: 2019-11-08T09:34:11+01:00 da Redazione

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