DIALETTO MEMORIA

Alla scoperta dei soprannomi conflentesi

Soprannomi

Chi alla domanda “e chine si figliu?” da parte di un anziano non ha mai risposto citando il soprannome di famiglia? I soprannomi sono un tratto distintivo, un’usanza antica che, per fortuna, esiste ancora. C’è chi lo porta con orgoglio, chi un po’ se ne vergogna, chi lo reputa un’offesa. Noi siamo del parere che sia un elemento da tramandare. Poiché quest’epiteto che accompagna, e a tratti addirittura sostituisce il cognome, indica appartenenza a un ceppo familiare, a un luogo. Un soprannome designa una persona, la relaziona e la lega a una famiglia. Un soprannome ci rende unici, scansando ogni equivoco derivante da omonimie.

soprannomi: Cesti
Autore: Amira Celeste Giudice

Ci sono soprannomi che derivano da professioni, altri dalla trasformazione di nomi propri o cognomi. Alcuni indicano la provenienza, altri traggono origine da avvenimenti particolari. Altri ancora sottolineano una peculiarità fisica, caratteriale, dell’individuo. Ci sono soprannomi trasparenti, per cui è facile risalire al significato. Altri, invece, opachi e di difficile interpretazione. A ogni modo, un soprannome racchiude in sé un insieme di valori belli da trasmettere. Andiamo, dunque, alla scoperta dei principali soprannomi conflentesi cercando, per quanto possibile, di esplicitarne il significato.

I soprannomi conflentesi

A Conflenti il complesso di soprannomi è molto ricco. Ce ne sono dei più svariati. Molti, però, difficili da decodificare. Per esempio gragagli, chianci, e ancora prigatoriu, cariuali e pirilli. Chissà cosa stanno a indicare.
Su alcuni si possono fare congetture. I puarzi e i purziani potrebbero aver avuto un’antenata chiamata Porzia. Micusei magari deriva da Micu, Domenico. E i minnicini provenivano da Mendicino? Per taliani potremmo pensare una forma dialettale di Italiani o a un avo di nome Italia o Italo. L’“ohi boh” detto sovente da un signore gli affibbiò il soprannome di bobba. Con bruacculinu viene facile il collegamento ai broccoli ma, seguendo Butera, capiamo si tratti di qualcuno emigrato e poi ritornato da Brooklyn. Panara ci riporta alla mente i panari, cesti. E schette e ri schiatti erano persone non sposate, o estremamente schiette? Poi ci sono i pagani, i palini e i gesari, probabilmente derivante da Cesare. A barona, simintiaddri, paluviasci, papacojja, miscimarra, ‘a stocca e ‘a marca. Cinniriaddri, ciarrune, gesimunnu, vriddrivoi, i cuaschi, e trancheddra. E ancora, i volantini e ri richhitisi, i brei, i bricchi e ri papicchi.

Altri…

E arrivano ancora suggerimenti dai nostri lettori. Citari, vuapu, duardi murani, chiariaddri, ciciazzi e vruschi. I lucci e i ciccupeppe, sassini, pulisena e pezzavecchia. ‘A martareddra, forse derivante da Marta. I spatari ebbero probabilmente qualcosa a che fare con le spade. E i scarpari, soprannome per designare i calzolai e i chiuvari, ossia falegnami. I postini di un tempo venivano soprannominati pustiari. Mentre chi gestiva un mulino era, ovviamente, nu mulinaru. E non finiscono più. Nelle zone di San Mazzeo sono diffusi i cirasi, i mucciacci, e i tirisini. E ancora diani, rusarini, vei e pasqualiaddri. Sbardacani, cugnu e cugniattu. C’era poi u sceriffo: un signore innamorato del genere western tanto da dare ai propri figli nomi di personaggi dei film che amava.

E altri ancora

Un esempio di soprannome derivante da un nome proprio è Giommarii, ‘appartenenti a Giammaria’. Un altro è tadora, con ogni probabilità dialettismo di Teodoro. Dal pronunciare in dialetto il cognome Bombino ne è derivato il soprannome Bummini. Mentre Riccardo era chiamato u napulitanu perché proveniente da un paesino campano. Molti sono i soprannomi derivanti da professioni, e di alcuni ve ne abbiamo già parlato. I lattari producevano e vendevano latte. I nivari conservano la neve per vendere il ghiaccio d’estate. E con la stessa neve facevano delle coppette, da qui, infatti, l’altro soprannome coppariaddri. I quadarari, invece, riparavano quadare, grandi pentoloni. I fhurgiari erano fabbri.

soprannomi: il mestiere del Fabbro

Poi abbiamo i paracauzi: persone così generose da donare persino i propri pantaloni a chi ne avesse bisogno. Cacavajane, invece, era una famiglia di gente molto loquace. Calestra sta a indicare un’altezza fuori dal normale. E una persona alta che passava molto tempo ferma in piedi veniva soprannominata, nu pilune, ossia un palo della luce. Specchie era l’epiteto dato a delle donne di estrema bellezza, un piacere per la vista. E vurpi erano, naturalmente, molto furbi. I girunni erano chiamati così perché amavano andare in giro per il mondo. I riganiaddri erano e sono così numerosi, che si espandono come l’origano. Dietro a piddricchjia c’è, poi, tutta una storia: fratelli e sorelle, in tempi di carestia, litigavano per magiare e piddricchie ossia le bucce della soppressata.
Insomma, a Conflenti abbiamo un ampio ventaglio di soprannomi, e grazie a chi ce ne ha suggerito, ne abbiamo raccolto un bel po’.

Alla scoperta dei soprannomi conflentesi ultima modifica: 2019-11-21T10:06:02+01:00 da Redazione

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