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Carlo Maria Tallarigo, l’uomo dietro la statua

Carlo Maria Tallarigo

Mentre state leggendo questo articolo, lui è lì, sguardo fisso nel vuoto, aria seria e un po’ crucciata. E continuerà a rimanere lì anche quando finirete, chiuderete la pagina, farete le vostre cose e, uscendo, gli passerete davanti, senza nemmeno degnarlo di uno sguardo o riflessione. Troppo presi da una vita caotica, dalla corsa agli smartphone o all’ultimo post su Facebook. Peraltro chissà che idea si sarebbe fatta del fenomeno, lui, Carlo Maria Tallarigo, la cui statua è un must di Conflenti, pur non ricevendo il trattamento che merita.

Carlo Maria Tallarigo
La statua di Carlo Maria Tallarigo, un tempo collocata alle spalle della chiesa. Foto dall’archivio facebook di Egidio Baratta

E no, non sto minimamente esagerando. Pensate solo a quanta gente ha visto nascere, crescere, andar via…morire. Pensate quanti soli sono sorti e tramontati sulla sua testa, quant’acqua ha rimediato, quante speranze, sogni, progetti ha visto susseguirsi, andare in porto, naufragare. Quanti bambini ha visto giocare nel lungo corridoio della scuola elementare, dove visse per un periodo. Non è quindi un sacrilegio affermare che quella statua abbia due anime. Una, di Carlo, l’altra di tutti noi. Per omaggiarlo, oggi vi diamo un approfondimento sulla sua persona. Sull’uomo dietro la statua.

Carlo Maria Tallarigo – primi anni e formazione

Carlo Maria Tallarigo nasce a Motta Santa Lucia, il 2 luglio 1832, da Francesco e Maria Antonia Volpe. Compie la formazione scolastica di base proprio a Conflenti, paese del padre. Poi, prosegue gli studi presso il seminario vescovile di Nicastro. Primo snodo cruciale che ha contribuito a formulare il suo pensiero, visto che qui plasma la sua ideologia politica liberale e il suo consenso all’unificazione nazionale. In una classe peraltro niente male. Tra i compagni figuravano, infatti, intellettuali quali il sacerdote Pietro Ardito e il filosofo sambiasino Francesco Fiorentino.
Nel 1848 partecipa da volontario alla battaglia dell’Angitola. Tornato in seminario diventa professore di umanità e viene nominato canonico del Capitolo della Cattedrale di Nicastro.

Carlo Maria Tallarigo
Licenza: GFDL

Il clero nicastrese di quegli anni

Parentesi fondamentale: il clero nicastrese era un unicuum in Calabria, in quanto all’esperienza che garantiva. Questo perché, fin dal 1700, si era aperto alle idee illuministe e liberali ed ebbe esponenti di spicco nelle locali sette carbonare o massoniche. Spingevano sia per l’Unità nazionale, sia per un progetto di riforma della Chiesa. Secondo la loro visione, quest’ultima doveva essere più evangelica, povera, vicina ai deboli, spoglia dei privilegi e del governo temporale. Capirete bene perché nel 1848 e, maggiormente nel 1860, quando vi erano 130 seminaristi, il grosso di loro andò volontario a sostenere il movimento unitario con Stocco e, poi, Garibaldi.

La marcia garibaldina, l’insegnamento e la morte

Bene, torniamo a Tallarigo. Coerentemente con quanto creduto e insegnato, nel 1860 non esita all’abbandono della docenza nel seminario a favore della marcia dell’Eroe dei due Mondi, culminata con la battaglia del Volturno (26 settembre – 2 ottobre 1860). Per evitare situazioni simil-Tallarighiane, quindi ulteriori adesioni clericali al movimento garibaldino, il vescovo Barbieri decide di chiudere il seminario per tre anni. Carlo Maria Tallarigo, Ardito e Fiorentino si vedono costretti a svolgere, allora, esami suppletivi, al fine d’insegnare a Spoleto. Il nostro si concentra su lettere greche e latine in un liceo. Tuttavia, l’arcivescovo Giovanni Battista Arnaldi, di idee reazionarie e illiberali, lo sospende “a divinis”.
Nello stesso anno Tallarigo si sposta a Napoli dove, nella chiesa di Santo Spirito, il 26 settembre, declama il famoso Discorso politico seguito da un appello al clero delle Calabrie.

Statua di Carlo Maria Tallarigo dov'è oggi Oggi
La statua di Tallarigo, oggi al posto del Monumento dei Caduti
Foto da Facebook “Conflenti 2018

L’invito, ai sacerdoti dell’ormai ex Regno delle Due Sicilie, a convincere il popolo a votare sì all’annessione al nuovo regno Italiano. Secondo Tallarigo, infatti, l’epopea risorgimentale era stata voluta da Dio, servitosi di Vittorio Emanuele II e di Garibaldi, che con la loro azione politica avevano aiutato anche la Chiesa a riflettere su se stessa. Come? Facendole capire di spogliarsi delle ricchezze terrene e occuparsi della salvezza delle anime e, contemporaneamente, di non temere le accuse dei preti conservatori.
Stancatosi dei vincoli ecclesiastici, Tallarigo decide di abbandonare il sacerdozio e sposa Alda Carosio. Trasferitosi a Napoli, insegna in licei pubblici e privati. Partecipe attivo della vita culturale partenopea, collabora in veste di redattore capo per i giornali di Francesco Fiorentino. Autore di diversi libri, tra cui il Compendio della Storia della Letteratura Italiana in tre volumi (1879). Muore a soli 57 anni il 7 dicembre 1889.

Cosa ci resta di Carlo Maria Tallarigo

Tanto e niente. Tanto perché quest’uomo, assieme ad altre menti illustri come Vittorio Butera, è comunque parte inscindibile della nostra storia e tradizione. Poco perché a quella tradizione non si dà il giusto valore e quella storia sempre meno viene diffusa. Quanti ragazzi o ragazzini oggi conoscono il nome e le gesta dell’omone raffigurato nel monumento? E quanti le conosceranno? È questo l’interrogativo su cui meditare. E dal quale partire per attuare un’operazione di slancio e rilancio culturale a Conflenti che, speriamo, anche grazie a un non pretestuoso pezzo come il mio, possa trovare terreno fertile. E possa permettere a un lettore casuale di guardare a quel volto con occhi diversi, consapevoli, saggi.

Immagine in evidenza: un’antica cartolina di piazza Visora. Dall’archivio faccebook di Egidio Baratta

Carlo Maria Tallarigo, l’uomo dietro la statua ultima modifica: 2019-11-22T09:30:57+01:00 da Giovanni D. Putaro
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