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A putiga conflentese, molto più che gran bazar

Putiga di un tempo

Tanti anni fa, i negozi a Conflenti non erano semplici botteghe: erano qualcosa di mistico, molto più che gran bazar pieni di roba. Venivano indicate generalmente con il nome del titolare che quasi mai gradiva essere chiamato con quel soprannome, poiché costituiva spesso una nciuria o indicava un difetto fisico. Oggi facciamo un giro, sospeso tra fantasia e realtà, nella storia della putiga di Riccardo.

A putiga di Riccardo

In bella vista nel suo negozio le forme di formaggio, mucchi di olive nere salate ed enormi barattoli di olive verdi in salamoia, uova accatastate ancora nel grande paniere, la gabbietta di frutta e verdura cresciuta all’aria buona della sua campagna era proprio lì, accostata al muro della bottega. La porta era di legno con un buco della serratura grosso come una finestra per farci girare dentro una chiave di ferro che poteva aprire una chiesa. Una targhetta in latta del Cynar sospesa da un pezzo di spago sosteneva la licenza ingiallita. Attaccati a un gancio, tre palloni che duravano il tempo di un lancio perché puntualmente, dopo una rovinosa caduta fra i rovi, si sgonfiavano miseramente.

un brindisi nella Putiga
Cin cin

Così curiosa osservavo romantiche bambine vestite in pizzo e altre con grandi fiocchi nei capelli raffigurate nei contenitore di latta che contenevano fermagli e ferretti d’osso e plastica sulla destra entrando. E, dietro, tanti ripiani di legno, tutti guarniti di tela bianca in ognuno dei quali era riposta un diverso formato di pasta. Ma anche prodotti in scatola, i primi dadi Knorr e doppio Brodo Star, la zona dei biscotti, del caffè in grani, l’orzo (Tre Gobbetti), miscele (miscela Leone), citrato, bustine effervescenti (Frizzina , Idrolitina). La statua della Madonnina regnava sulle bottiglie di liquori come il vermouth , la marsala, il “Millefiori” (giallo con il rametto con lo zucchero cristallizzato), l’alchermes, il Cynar, il Bianco Sarti, l’Aperol, il Rosso Antico, il Fynsec (ti dà la carica!). Poi i primi brandy, come lo Stock 84 e la Vecchia Romagna.

Le leccornie

Vicino al bancone, per la gioia dei ragazzi, c’erano, poi, barattoli di vetro tentatori con le più attraenti leccornie: dolcissime caramelle a forma di uva e chiavi, piccole giuggiole gommose e coloratissime. E ancora, bomboloni di zucchero gialli o rosa sorretti da asticelle di legno e le strisce di liquirizie. E poi lecca lecca a forma di fischietto, i frizzy pazzi che ti scoppiavano in bocca, le gingomme a forma di sigaretta. Con una di quelle sigarettine rosa ti sentivi un grande e facevi il fenomeno. Per non parlare dei mitici cicci polenti.

Putiga du vinu
A putiga du vinu e Peppe ‘a Marca

Il ruolo sociale d’a putiga

A putiga di un tempo, inoltre, assumeva anche un ruolo sociale: era un punto di riferimento per chi cercava una persona o un indirizzo, o dove si portava la posta ricevuta per errore. Era un ufficio di collocamento per chi cercava lavoro. Lì si veniva a sapere tutto quello che succedeva, di bello e di brutto: furti, matrimoni, nascite, malattie e morti. Era una grande dispensa, dove si trovava tutto il necessario per le poche esigenze domestiche di un’epoca fatta di cose utili. Ma aveva anche la funzione di mescita: qui si riunivano gli amanti del vino. Si incontravano per scambiare qualche parola, per cercare di dimenticare un po’ le difficoltà o la stanchezza della giornata. Non era ancora arrivata la moda dell’aperitivo prima di cena. Il vino era la  più grossa trasgressione dei poveri. Qualcuno, talvolta, arrivava a casa ubriaco, creando nuovi problemi di convivenza, quando aveva sperato di averli risolti condividendoli con altri, guardandoli insieme nel bicchiere di vino.

A libretta

Poi c’era a libretta consegnata al commerciante dalla propria cliente alla fine di ogni spesa. Lui vi segnava con il lapis cosa era stato comprato, da chi e il prezzo totale di quel giorno pee poi ricopiarlo sul proprio registro di bottega. Per il pagamento in differita bisognava godere di stima e fiducia da parte del bottegaio. C’era, però, un alto senso di dignità. Tutti cercavano di saldare i debiti non appena potevano. Quest’economia tipica di una società contadina ha aiutato molto le famiglie a sopravvivere. Capitava, infatti, che il negoziante sapesse delle particolari difficoltà di una famiglia, dovute a malattia, alla perdita di lavoro del capofamiglia e, valutata la situazione, lasciava ai debitori più tempo per pagare. E così, attraverso questo viaggio, mi ritrovo in una dimensione antica fatta di relazioni vere, profonde, basate su gesti semplici quotidiani, a volte meccanici, ma assolutamente densi di vita vera.

A putiga conflentese, molto più che gran bazar ultima modifica: 2020-04-24T10:44:20+02:00 da Lucy Stranges
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