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BAR LUOGHI DI RITROVO

‘A putiga ‘e Ntoni Marianu, quando i social erano le botteghe

a putiga di ntoni marianu

Mariano sulla porta d'ingresso del suo negozio

Ad ascoltare i racconti degli anziani, i vicoli di Conflenti negli anni Cinquanta erano molto simili a un suk arabo.  Ricco di botteghe di artigiani e di tante, ma tante, tra cantine e putighe. Nel silenzio ora assordante di viuzze e vicoli dei vari rioni, chiudendo gli occhi sembra ancora di sentire l’eco dei martelli, le voci dei commercianti, il tintinnio dei quartini nelle taverne. E quegli odori! Il legno bagnato, il vino, il formaggio. Era così anche al casale, Conflenti superiore. Arrivando al chjianiattu, al lato della fontana e di fronte all’arco, in un piccolo magazzino, a putiga e ’Ntoni Marianu era tra le più frequentate.

‘A putiga ‘e Ntoni Marianu: l’antica bottega di una volta

A memoria di chi in quegli anni ci passava davanti, quello che colpiva era l’odore della mortadella. Ancora oggi il ricordo di quel profumo fa venire l’acquolina in bocca. Avviato subito dopo la fine della guerra, il negozio di Mariano Marotta era la classica putiga di paese. Non c’era un’insegna a indicarla e a chiarirne il contenuto. Varcato l’ingresso, all’interno vi si trovava di tutto: generi alimentari, casalinghi, merceria, prodotti per la casa e la persona, alimenti per animali. Dietro al banco e all’affettatrice a volano rossa, Mariano e la moglie Maria hanno continuato a gestire l’attività, aiutati dai quattro figli, fino alla seconda metà degli anni Ottanta.

Mariano

Mariano Marotta sulla porta d’ingresso del suo negozio

‘A putiga ‘e Ntoni: soldato prima, commerciante poi

Figlio di Generoso – varrilaru, artigiano bottaio – e Teresina Folino, Mariano nasce a Conflenti nel 1920 e da bambino diventa apprendista sarto, va aru mastru. Come per tutti i giovani dell’epoca, la Seconda Guerra Mondiale gli scombussola i piani. Tornato in Italia dopo la prigionia, abbandonata la carriera di sarto, Mariano si dedicò alla sua attività commerciale, a pochi passi dalla sua abitazione nei pressi della fontana di Trazzino.

U Chjianiattu, porta d’ingresso a Conflenti

U chjianiattu era – a suo tempo – una sorta di porta di ingresso a Conflenti per le decine di persone che dalle frazioni e dalle contrade (‘e campagne) arrivavano in paese. In molti, armati per far fronte ai pericoli dei sentieri nei boschi, proprio aru chjianiattu lasciavano i fucili di cui non era permesso il porto, prima di addentrarsi nel centro abitato per sbrigare ulteriori incombenze e mmasciate. Per gli abitanti delle zone rurali, ‘Ntoni Marianu era un punto di riferimento, al quale si poteva chiedere anche credito. E proprio per la sua disponibilità, in più occasioni, è stato scelto come padrino per battesimi e cresime.

clienti che entrano nel negozio

Clienti davanti al negozio

Non solo botteghe ma punti di ritrovo per la popolazione

Le putighe, quella di Mariano, ma anche tante altre, non erano infatti per i conflentesi solo un luogo dove acquistare merci. Erano posti dove ricevere consigli, lasciare della mercanzia che altri poi andavano a ritirare. Un luogo dove fermarsi qualche minuto per riprendersi dalle fatiche quotidiane, scambiare qualche parola nell’attesa di essere serviti. ‘A putiga era suk con un profondo senso di comunità di cui si sente la mancanza. La community d’altri tempi era un allegro trambusto, un condensato di odori e sapori che ha contribuito a costruire il fascino magico di Conflenti.
Una piccola curiosità: nessuno (familiari compresi) a oggi sa perché Mariano Marotta, figlio di Generoso, venisse chiamato ‘Ntoni Marianu.

‘A putiga ‘e Ntoni Marianu, quando i social erano le botteghe ultima modifica: 2019-05-24T09:30:42+02:00 da Mariateresa Marotta
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