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LUOGHI DI RITROVO MEMORIA PERSONAGGI

Antonio Politano, l’amato barbiere di Conflenti

Politano Copertina

Erano i tempi della prima guerra mondiale quando, il 29 marzo del 1917, nasceva a Conflenti Antonio Gilberto Politano. Ogni conflentese che l’ha conosciuto lo porta nel cuore e conserva gelosamente tutti i ricordi legati a questo personaggio. Lo ricordiamo attraverso il racconto della figlia Rosetta.

Impara l’arte e mettila da parte

Figlio di Vittorio e Rosina Vescio, persone umili e laboriose che si dedicavano alacremente alla cura della terra, visse la sua infanzia nella povertà e all’insegna del sacrificio. Da bambino, come quasi tutti i suoi coetanei, aiutava i suoi genitori nel lavoro dei campi. La scuola allora non era obbligatoria e, a differenza di altri che non frequentavano affatto o che si fermavano alla terza classe, riuscì a conseguire la tanto sospirata “licenza elementare”. Amava lo studio e gli piaceva disegnare: era contento quando i suoi elaborati venivano premiati con un bel 10.  Quasi ogni giorno, dopo la scuola, si recava dal calzolaio del paese per apprendere il “mestiere”. Era un bambino molto curioso e visitava spesso le “botteghe”. Osservava con interesse e attenzione il lavoro del sarto, del fabbro e del muratore per carpirne ogni segreto: già da piccolo comprese l’importanza del detto “Impara l’arte e mettila da parte”.

Antonio Politano: il barbiere militare

Raggiunta la maggiore età fu costretto a partire per il servizio militare: destinazione Trieste. La città rimarrà per sempre nel suo cuore. A Trieste rimase per parecchi anni: allo scadere del tempo stabilito non fu congedato perché scoppiò il secondo conflitto mondiale. Ritornò, poi, a Conflenti con una visione molto diversa della vita. La guerra, si sa, lascia il segno nelle persone, ma vissuta da soldato le ferite sono ancora più profonde. Per sua fortuna, in caserma, aveva appreso l’arte del barbiere diventando, così, “Politano, il barbiere militare”. A Conflenti aprì un salone e fu, da subito, molto apprezzato dai suoi concittadini.

Il matrimonio

Il 21 giugno del 1947, dopo un assiduo corteggiamento, sposò una bella ragazza del paese: Rosina Tosca Audino, figlia di Domenico, detto “mastru Micu Adinu” (valente calzolaio e autodidatta) e di Rachele Calabria. Rosina si innamorò di lui appena lo vide, per la prima volta, in divisa da militare.

Politano e la moglie nel giorno del Matrimonio

Gli sposi, com’era allora consuetudine, andarono ad abitare nella stessa casa dei genitori di Antonio. Rosina, che era una brava sarta, non poté mai dedicarsi completamente al “taglio e cucito” che amava tanto. I suoceri possedevano un grande appezzamento di terreno, per cui si rese subito necessario che anche lei andasse a lavorare nei campi. Dalla loro unione nacquero due figli: Rosetta e Vittorio, che grazie ai sacrifici dei genitori riuscirono ad intraprendere gli studi e a diventare la prima insegnante elementare e il secondo docente di arti visive. Rosetta, ora in pensione, dopo tanti anni di insegnamento nella scuola primaria, vive con la sua famiglia a San Mango d’Aquino; Vittorio Politano risiede a Catanzaro, dove attualmente ricopre la carica di Rettore dell’Accademia delle Belle Arti della città.

Il barbiere e i suoi discipuli

Antonio era molto apprezzato come barbiere e, per gli anziani costretti a casa, era solito prestare servizio a domicilio, incurante delle intemperie e percorrendo diversi chilometri a piedi. Serviva i suoi clienti anche fuori orario, spesso durante l’ora di pranzo o alle prime luci dell’alba. Non si tirò mai indietro nell’aiutare qualche compaesano in stato di necessità. Il suo salone era frequentato anche da persone provenienti dai paesi vicini. Al tempo delle mulattiere, la domenica molta gente delle frazioni di Muraglie, San Mazzeo, San Nicola, Querciuola, si recava a Conflenti a piedi o sul dorso dei loro asinelli. Su questi veniva poi caricata la spesa effettuata nei vari negozi, dopo aver partecipato alla celebrazione della Santa Messa nel Santuario di Visora. Lasciati, poi, gli asini nei pressi del salone, legati con la corda ai pali della luce, alcune persone coglievano l’occasione per farsi radere la barba e tagliare i capelli.

Politano e i suoi discipuli  Davanti Al Salone

Antonio era rapido e preciso, aiutato dai vari “discipuli” che si alternavano nel tempo. Non tutti, però, manifestarono per questa attività una vera e propria passione, per cui tanti decisero di partire per il nord Italia, dove trovarono occupazione nelle fabbriche delle varie città. Solo Franco ed Eugenio Marotta diventarono bravi barbieri: Franco ha esercitato per un periodo della sua vita mentre Eugenio fino a poco tempo fa.

Il salone di Politano: un luogo di ritrovo

Andare dal barbiere, per gli uomini di allora, era un’abitudine consolidata e un felice passatempo. Mentre si aspettava il turno, comodamente seduti, si parlava del più e del meno, si raccontavano aneddoti, si leggevano i giornali e si commentavano gli articoli con accesi dibattiti. La politica scaldava gli animi, ma ancor di più gli apprezzamenti sulle belle donne del paese. D’inverno ci si riscaldava al tepore del braciere e la sera, abbassata la serranda, molti amici si ancora per fare due chiacchiere e qualche brindisi. Al suono dell’organetto, dell’armonica, della fisarmonica e della chitarra, si intonavano canzoni dell’epoca. Durante le feste di Natale si cantava anche la strina e, in quella occasione, Antonio iniziava a distribuire ai suoi clienti un calendarietto tascabile profumato, che qualche conflentese conserva ancora, quale segno di amicizia e di portafortuna per il nuovo anno ormai alle porte. Si gustavano anche grispeddrhe, preparate dalla moglie Rosina.

Le più grandi passioni di Antonio Politano

Ad Antonio piaceva la buona cucina ed era particolarmente ghiotto di tagliarini, di polpette con il sugo e melanzane ripiene. Quando sentiva l’altoparlante del pescivendolo si precipitava fuori per comprare le alici, da consumare fritte con l’aglio e l’origano, ma che porgeva in abbondanza al suo gatto. Amava molto gli animali: custodiva sul balcone di casa gabbie con diversi uccelli. Adottò un bastardino, un cagnolino randagio che diventò presto il suo amico più fedele: l’animale lo seguiva ovunque andasse, camminandogli a fianco o precedendolo.

Politano A Lavoro

Dopo pranzo, prima di riaprire il salone, Politano si recava nella sua campagna per svolgere qualche lavoretto e rientrava, quasi sempre, con dei fiori freschi da riporre in due piccoli vasi sistemati ai lati dello specchio centrale. I clienti apprezzavano il gesto. Nei pochi momenti liberi si affacciava sulla porta del salone e chiacchierava con i passanti, che si fermavano volentieri per scambiare battute esilaranti. Con addosso il suo camice bianco amava fare delle brevi passeggiate e si intratteneva con tutti, soprattutto con i bambini, da lui chiamati “prattuni”.

Trieste: sempre viva nei suoi ricordi

Con il passare degli anni la sua salute cominciò a vacillare, ma Antonio continuò testardamente a svolgere il suo lavoro senza risparmiarsi. Si spense all’improvviso, tra le braccia della sua amata moglie Rosina, all’età di 76 anni, nella fredda notte del 16 di dicembre del 1992. Con la sua morte scomparve un mito: quello del “barbiere di Conflenti” con il suo camice bianco. Di lui gli amici e conoscenti conservano un bel ricordo e raccontano di quanto li tartassasse parlando della sua amata città: Trieste. Da giovane l’aveva lasciata con tristezza e con rimpianto.

Antonio Da Giovane

Ne decantava con commozione le bellezze, il carattere dei suoi abitanti, le belle ragazze chiamate mule, i rapporti di amicizia instaurati con persone del luogo. Parlava della cucina tipica triestina e di quante buone pietanze avesse assaggiato. Pur nel grigiore della guerra, la sua vita era stata stravolta in meglio: aveva ampliato i suoi orizzonti socio-culturali e acquisito amicizie, vere, sincere e durature nel tempo. Non aveva più sofferto la fame, come ai tempi della sua infanzia e parte della sua giovinezza. Raccontava che in caserma si mangiava proprio bene: ogni cibo che assaggiava gli sembrava più gustoso perché condito con il sapore della speranza e dei sogni giovanili.   

Antonio Politano, l’amato barbiere di Conflenti ultima modifica: 2020-04-20T10:54:57+02:00 da Redazione
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