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San ‘Nciuanni: folklore, fede e devozione conflentese

lavanda e fuso

Il 24 giugno si celebra la nascita di San Giovanni Battista, grande profeta non solo per la religione cristiana. San ‘Nciuanni è ricordato nelle scritture come il precursore, con la nota espressione “voce di uno che grida nel deserto”. Fu lui ad annunciare l’arrivo del Messia, che battezzò, poi, nel fiume Giordano.

Il legame di San Giovanni con Conflenti

A Conflenti, se pur non si svolgano particolari festeggiamenti in onore del Santo, il Battista è molto venerato e ha un importante legame con il verdeggiante borgo situato alle falde del monte Reventino. Nei pressi di “’a funtaneddra” sorgeva, un tempo, una chiesetta gentilizia di proprietà di una famiglia nobiliare dedicata proprio a San Giovanni Battista. A testimonianza della quale, oggi, rimangono solo le due colonne laterali ma sul perimetro della chiesa vi è un’abitazione.   

Fino alla fine del settecento i festeggiamenti in onore della Madonna della Quercia, che ogni fine agosto accoglie migliaia di pellegrini da ogni dove, si svolgevano proprio nei giorni della novena di San Giovanni.
Nella Basilica di Maria SS. delle Grazie della Quercia di Visora ritroviamo il Battista in un dipinto della navata laterale e in un colorito affresco presente sul soffitto dove, oltre alle apparizioni mariane, è rappresentata la Predicazione di San Giovanni

Dipinto Soffitto la predicazione di San giovanni

Dai primi del ‘500 si susseguirono a Conflenti molte apparizioni oltre che della Madre Celeste anche di alcuni santi. Nella terza apparizione, la prima nel luogo di Visora, avvenuta la sera del 24 giugno 1578, San Giovanni si manifestò alla devota Delicia Mastroianni, indicandole la Quercia. Predisse che in quel luogo sarebbe stata eretta, da lì a breve, una chiesa in onore della Madre del Cielo, indicandone anche il perimetro. Nella stessa giornata la Vergine apparve a un cieco di nome Giovanni con una malformazione anche a un piede. Fu miracolato.
La chiesa, eretta proprio nel luogo mostrato da San Giovanni, fu completata e consacrata nel 1607 con pomposi festeggiamenti tra preghiera, commozione, devozione e musica.

U juarnu e San ‘Nciuanni

Nel dialetto conflentese si trovano due varianti dialettali del nome del Santo: San ‘Ngiuanni a Conflenti Superiore e San ‘Nciuanni a Conflenti Inferiore.

Portone dell'ex Chiesa di San 'Nciuanni

Ho raccolto alcune testimonianze sulle affascinanti credenze del 24 giugno e sulle usanze del giorno di San ‘Nciuanni che ci riportano agli antichi riti di ringraziamento alla Madre Terra legati al solstizio d’estate, che imprimeva forza e vigore alla natura e alle sue creature. Con il solstizio, dal momento che il sole raggiunge il suo punto più alto rispetto all’orizzonte, il moto registra un rallentamento. Sembra quasi si fermi per due giorni, riscendendo, poi, dopo tre. Ciò va spesso a coincidere proprio con il giorno di San Giovanni. Per l’uomo, in particolare nel mondo antico, quando il legame con la natura era molto radicato, l’arrivo dell’estate simboleggiava un nuovo inizio. Ma anche la vittoria del bene sul male, della luce che vince le forze occulte della natura e spazza via le negatività. 

Riti del giorno di San Giovanni

La credenza vuole che, nella notte tra il 23 il 24, notte in cui avvengono prodigi, meraviglie e magie, le erbe fossero battezzate dalla rugiada e se raccolte nel giorno di San Giovanni garantivano protezione per tutto l’anno. Qualche nonna cujjìentara racconta che a chi soffrisse di dolori ai piedi si consigliava: “camina scauzu supra l’acquazzina prima ca nescia u sule”.  Ovvero di camminare scalzi sulle erbette bagnate dalla rugiada prima dell’alba.
Le buone giornate favorivano l’inizio del lavoro della mietitura del grano. Inoltre, si intrecciava l’aglio, e qualcuno usa ancora appenderlo dietro la porta per mantenere lontano dalla casa le negatività. Nella sera di San Giovanni e di San Lorenzo si consigliava ai bambini di non catturare “’e cariòle”, ossia le lucciole, in quanto potevano essere delle anime vaganti.

san 'nciuanni: Rugiada

Una leggenda popolare conflentese racconta che il Battista fosse molto adirato in quanto i peccati dell’umanità misero in croce Gesù. Per questo motivo Dio fa riposare San Giovanni prima del suo giorno e fino a due giorni dopo. Nei giorni tra il 20 e il 26 giugno, quando fa molto caldo, è facile sentir dire tra conflentesi: me sà ca s’è rispigliatu San Nciuanni!”  o anche “Si San ‘Nciuanni sapessa quale fhossa u jornu suo, vruscessa ‘u munnu”. Secondo la credenza il Battista per punire l’umanità vorrebbe bruciare il mondo. E il proverbio così giustifica il caldo pungente di inizio estate. Dal giorno successivo a quello di San Giovanni e cirase fhanu ì sanciuanninni. Nelle ciliegie, infatti, è facile trovare i vermiciattoli, dunque cominciano a non essere più buone da mangiare.

U San ‘Nciuanni

In questo giorno di grande magia, il 24 giugno, si scioglievano le inimicizie e si poteva diventare comari senza aver battezzato un bambino o senza aver cresimato qualcuno. Le ragazzine potevano stringere il rapporto di comparatico dichiarandosi amicizia, fedeltà e rispetto con un particolare rito che consisteva nell’incrociare i rispettivi mignoli della mano destra recitando la formula.
Ncrocca ncrocca jiritiaddru,
cu na fhede o ccu n’aniaddru.
Pice o mare?  – Se si rispondeva mare: – fhatte nu cuntu ca simu cummari.
Al contrario pice – fhatte nu cuntu ca simu nimici.

Doni e formule

Più diffusa tra gli adulti l’usanza di donare un mazzetto di “spicanarda”, lavanda, o un mazzo confezionato con i juri ‘e San ‘Nciuanni che a Conflenti era facile trovare in località acqua fhicu. Fiorellini gialli della pianta di iperico, o erba di San Giovanni, molto spesso adornati con nastrini colorati. Si donavano alla persona o alla famiglia con cui si voleva suggellare il rapporto di comparatico. Chi riceveva in dono il mazzetto doveva ricambiarlo nel giorno di San Pietro e Paolo. Non ricambiare il dono portava a brutte inimicizie e offese imperdonabili tra famiglie. Al contrario, aver accettato di stringere questo comparaggio era dimostrazione di grande rispetto e si diventava così cumpari o cummari e mazzettu e, quindi, Sanciuanni.

Oltre allo scambio del mazzetto si recitava per tre volte la formula:
Te mpassu, te sciassu,
a ri piadi ‘e San ‘Nciuanni te lassu.
Cummari simu e cummari ristamu,
ca u juarnu ‘a Madonna ne rigalamu.”

Si prometteva fedeltà e rispetto, benedetti da San Giovanni che ha battezzato Gesù. ‘U juarnu ‘a Madonna, il giorno più importante per i conflentesi, si rinnovava ‘u San ‘Nciuanni, onorandosi a vicenda con doni. Nonne, zie e parenti stretti erano soliti per l’occasione “rigalare” alle ragazzine. La maggior parte delle volte, le ragazze utilizzavano i soldi ricevuti per fare un regalo alla propria cummareddra e san nciuanni. Regali frequenti erano spolette di filo, foulard, fazzoletti ricamati, collanine e braccialetti. Ancora oggi i comparaggi, anche se non più suggellati nel giorno di San Giovanni, sono una cosa sacra e vanno rispettati.

San ‘Nciuanni ai tempi moderni

Ai lettori di questo articolo, condito di curiosità e folklore locale, che dedico ai conflentesi e alla loro ospitalità, l’invito di sciogliere qualche vecchia banale inimicizia, anche con le modalità più recenti. Perché non sbloccare qualche contatto Facebook, o riconciliarsi con qualche vecchio followers di Instagram, inviando nu jure e San ‘Nciuanni anche se solo in fotografia? Come si dice: Ogni fiore è segno d’amore!

San ‘Nciuanni: folklore, fede e devozione conflentese ultima modifica: 2020-06-24T09:00:00+02:00 da Andrea Bressi
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