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MEMORIA

Il racconto di un Natale di un tempo ormai passato

racconto di un Natale: Albero E Pallina

Questo è il racconto di un Natale d’altri tempi. Vi racconto com’era il mio Natale.

Il racconto di un Natale

In campagna avevamo appena finito di seminare il grano e sistemare gli orti per l’inverno. Le mucche nella stalla stavano al caldo e i maiali erano vicini al compimento del loro destino. Con Sant’Andrea iniziava il periodo dell’avvento. Ero un bambino, ma con un secchio in mano seguivo mio papà per andare a prendere l’argilla migliore, a crita. Tornati a casa papà scioglieva l’argilla e faceva le casette del presepe e la grotta della natività, mentre io e i miei fratelli andavamo a raccogliere il muschio. Quando tutto era pronto facevamo insieme il presepe mettendo i pastori, i contadini, gli artigiani, tutti gli animali. E poi Giuseppe, Maria, il bue e l’asinello. Il bambinello si metteva il 24 allo scoccare della mezzanotte e i re Magi, invece, per l’Epifania.

Racconto di natale: Babbo Natale

Il giorno dell’Immacolata tornati dalla processione, mentre mamma preparava il pranzo, con papà andavamo nel bosco a tagliare il pino più bello. Dopo pranzo, poi, lo addobbavamo trasformandolo nell’albero di Natale, per noi, più bello del mondo. Passata la festa di Santa Lucia le donne di casa cominciavano a sfornare i dolci natalizi mentre noi bambini a scuola preparavamo la recita. Ricordo che io facevo l’angelo con il vestitino azzurro e le grandi ali di cartone che mi aveva fatto papà.

Un Natale senza sfarzi

E così ci preparavamo al Natale, senza sfarzi, senza opulenza, senza corsa ai regali. Ma con amore mettendo al centro il festeggiato, Gesù Bambino. La sera della vigilia cenavamo tutti insieme con ciò che potevamo permetterci e poi andavamo a letto perché abitando in campagna non era il caso di andare alla messa di mezzanotte. Babbo Natale non bussava alla porta appena finita la cena, né era il corriere di Amazon. Ma scendeva dal camino e mentre noi dormivamo ci lasciava sotto il cuscino un sacchetto con caramelle, frutta secca, cenere e carbone. Per i più fortunati un paio di scarpe, una maglia, un giocattolo. La mattina appena svegli scartavamo felici i regali, fatta colazione governavamo gli animali e poi tutti vestiti a festa andavamo a messa.

Giancarlo Villella

Autore: Giancarlo Villella

Mi chiamo Giancarlo Villella nato ai Tiarmuni ( Conflenti) il 5 febbraio 1971. Diplomato all’industriale, emigrato mai partito, tornato ancora più innamorato di Conflenti.
Il racconto di un Natale di un tempo ormai passato ultima modifica: 2019-12-23T10:37:46+01:00 da Giancarlo Villella

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