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CONFLENTI MEMORIA TRADIZIONI

Il mio Natale degli anni ’50 e ’60

Madonna U Ritu Con La Neve

Negli anni ’50 e ’60 la festa di Natale aveva inizio con la novena.
Le funzioni religiose, officiate da mio zio don Stefano Stranges, parroco di Conflenti, si svolgevano alle 4 del mattino. La chiesa era affollata di fedeli e, al termine della cerimonia religiosa, una parte della popolazione ritornava a casa per le faccende domestiche, mentre gli altri si recavano ad andare a lavorare nei campi. L’agricoltura era la fonte di vita del paese. Si lavorava dal mattino alla sera, e solo quando suona la campana del Santuario che indicava l’ora dell’Ave Maria, si ritornava a casa.
A proposito, c’era anche un antico detto: “all’Ave Maria, chi per la casa chi per la via“.

Il significato del Natale

La festa di Natale aveva sempre un significato particolare. Tutte le famiglie di allora, già la settimana precedente, si preparavano a fare i dolci caratteristici di questo periodo come le grispelle, i buccunotti ; ora, vengono fatti quotidianamente.
La vigilia di Natale, la sera si preparava la cena con baccalà e diverse verdure, per poi prepararsi ad andare alla santa Messa di mezza notte, celebrata sempre da don Stefano Stranges.

Grispelle In Una Cesta

Però, prima di andare a messa, io , con la fisarmonica e i miei compagni di allora, suonavamo e cantavamo per le strade del paese e per tutta la serata le canzoni natalizie “Tu scendi dalle stelle” e “Bianco Natale”, a cominciare da piazza Sant’ Andrea dov’era allestita la prima focara attorno alla quale, in circolo, si riunivano tutti gli abitanti del rione come, la lupa, a ntinna, a Mmaculata, mentre i ragazzini gioiosi e festanti erano impegnati a tener vivo il fuoco per riscaldarsi tutta la notte, spesso, molto fredda.

Salita verso Santa Maria

Dopo la prima fermata, salivamo per andare a Santa Maria dov’era composta la seconda focara, attuando lo stesso rito della prima.
Poco dopo piazza Sant’Andrea, a sinistra, c’era la cantina di vino di mio nonno Anselmo Calabria e, poichè faceva freddo, egli ci faceva entrare nella sala, mentre mia nonna Carolina Stranges, sorella del parroco don Stefano Stranges, ci preparava una bollente tazza di caffè con l’anice.
Riscaldati e, ringraziando i miei nonno, riprendevamo il cammino verso Santa Maria. Era già mezzanotte. Il suono della fisarmonica cessava e si andava tutti insieme ad ascoltare la messa. Poi tutto silenzio alto e profondo della notte

tre uomini che cantano a suon di tamburello e fisarmonica

Natale è la festa dei cuori

Tutto taceva nella trepida attesa della vigilia lungamente agognata. Un fremito arcano corre di stella in stella, vola sui verdi palmizi di Palestina. Ecco: le campane echeggiano laggiù, e sono squilli, suoni di gioia, voci di giubilo: E’ Natale! Cantano le campane nel buio della notte risvegliando echi lontani di mistiche leggende di ineffabile bellezza.
Natale è la festa dei cuori, degli umili, dei poveri, dei buoni. E’ l’umanità che crede, lotta e soffre, in quest’ora suprema geme senza voce, implora senza parole, desidera e trema, aspetta e spera.
Salve dolce Natale, gioia di bimbi, sorriso dei vecchi, sospiro dei credenti, invito alla beneficenza, sprone al lavoro, alle lotte generose per i più nobili e grandi ideali umani, incitamento alla virtù, alla perfezione, alla Santità; Salve, dolce Natale!

Con affetto e amore per tutti. Sempre!
Corrado Roperto

Il mio Natale degli anni ’50 e ’60 ultima modifica: 2020-12-24T11:00:00+01:00 da Redazione

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