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LO SAPEVI CHE MEMORIA

Colonie estive e settimana bianca per bambini degli anni ’70

Colonie estive : Mare Al Tramonto

Oggi le famiglie hanno la disponibilità economica e il tempo per portare i figli in vacanza, al mare o in montagna che sia. Per la mia generazione, invece, era difficile andarci. Io per esempio, vidi il mare per la prima volta alla fine delle scuole elementari, quando il mio maestro Egidio Folino mi portò con lui in spiaggia a Falerna Marina. Ricordo che quando arrivammo in spiaggia guardai il mare con un misto di stupore e terrore ed esclamai “Madonna mia cchi cibbia granne…”. Proprio per consentire a chi non ne aveva la possibilità di vedere per la prima volta il mare d’estate o giocare sulla neve in pieno inverno, la scuola e il comune per un periodo organizzarono la settimana bianca e le colonie estive.

La settimana bianca

In inverno la scuola organizzava una settimana sulla neve in un ostello della gioventù a Camigliatello Silano. Si andava in Sila coi pulmini della scuola, ci si sistemava in albergo e poi si iniziavano a fare escursioni nel parco della Sila. I ragazzi di divertivano un sacco a giocare sulla neve: lanciarsi palle di neve, fare il pupazzo. Durante le giornate oltre allo svago c’erano dei momenti di studio sulla flora, sulla fauna e sull’ambiente circostante. Quando si tornava dalla settimana bianca i partecipanti raccontavano ai loro compagni le esperienze e le avventure vissute suscitando ammirazione e curiosità ed erano spesso tartassati di domande, il che costituiva un bel momento di crescita culturale.

settimana bianca: Pupazzo Di Neve

Le colonie estive

Finito l’anno scolastico chi voleva poteva prendere parte alle colonie estive. I partecipanti erano ospitati in una struttura a Falerna Marina. Si formavano dei gruppi di ragazzi provenienti dai vari comuni per favorire la socializzazione e lo scambio interculturale. Questa però era una brutta sorpresa per i bambini perché pensavano di poter stare tutti insieme mentre invece dovevano convivere con chi neanche conoscevano. Qualcuno dal dispiacere scoppiava addirittura in lacrime e voleva tornare a casa ma veniva subito convinto suo malgrado a restare. La mattina la sveglia suonava presto, si faceva colazione e si andava in spiaggia. Ma ben presto l’entusiamo con il quale erano partiti era smorzato dalla “cruda” realtà.

Il mare… ma solo da lontano

I bambini erano concitati dall’idea di tuffarsi nelle fresche acque del Tirreno. Ma ecco subito la seconda brutta sorpresa: non si poteva fare il bagno perché pericoloso. I responsabili non potevano rischiare, ben consapevoli del fatto che probabilmente nessuno sapesse nuotare. E ai ragazzini non restava che ammirare quell’immensa distesa d’acqua da lontano, invidiando magari i coetanei dell’ombrellone accanto che sguazzavano e facevano tuffi. Per rinfrescarsi in quelle calde giornate estive non potevano far altro che prendersi a secchi d’acqua: l’unico modo che avevano per toccarla. Per il resto si prendeva il sole sui teli mare che venivano disposti intorno a un unico grande ombrellone. I più intraprendenti e fantasiosi, guidati dai responsabili, si cimentavano nel costruire castelli di sabbia e corpi di sirene.

Colonie Estive: due ragazze in divisa

Verso le undici e mezza si rientrava e ci si preparava per il pranzo in una grande mensa. Dopo di che seguiva un momento di riposo pomeridiano e poi si andava a passeggio per il paese e si poteva prendere il gelato. Rientrati dalla passeggiata, ci si preparava per la cena. E poi tutti a letto presto. I momenti della giornata erano improntati sulla convivialità e sulla socializzazione per far sì che i ragazzi e le ragazze crescessero culturalmente imparando anche a convivere con coetanei di diversi paesi. Il fine era nobile, certo. Ma il dover rispettare orari rigidi, il ripetere ogni giorno la solita routine e, soprattutto, l’essere costretti a guardare il mare senza potersi tuffare trasformavano queste colonie estive in una sorta di “punizione”.

Ricordi delle colonie estive

Naturalmente, tutti i ragazzini non vedevano l’ora di ritornare alla fresca aria di Conflenti. E tornavano con il sogno infranto, e non realizzato, di giocare giornate intere in acqua, fare tuffi, gare e immersioni. Ma in molti ricordano ancora quelle “particolari” vacanze estive. E alcune canzoncine riaffiorano alla loro mente:

“Ecco la direttrice che sale piano piano, col campanello in mano ci viene a risvegliar. E dopo risvegliati ci dice allegramente: bambini non è niente, a casa dovete andar!”
“Do-do-do domani me ne vado. Re-re-re respiro l’aria pura. Mi-mi-mi mi voglio divertire fa-fa-fa facendo ciò che voglio. So-so-so soltanto mi dispiace la-la-la lasciar la direttrice. Si-si-si la lascerò.”
“Oggi vigilia domani partenza, colonia resta senza e senza resterà. Addio colonie, colonie addio e se ritorno ritorno a primavera con la speranza di ritornar!”

Colonie estive e settimana bianca per bambini degli anni ’70 ultima modifica: 2020-07-06T10:19:45+02:00 da Giancarlo Villella
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