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Riti, tradizioni e detti antichi tra Sant’Andrea e l’Epifania

tradizioni Conflenti
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Festività e celebrazioni a Conflenti sono appuntamenti che si tramandano di generazione in generazione. Rappresentano l’ambiente sociale e culturale nel quale si sono radicati ed evoluti riti di origine ellenica, bizantina, francese e spagnola. Il lungo calendario di festività annuali offre ai paesani momenti di incontro e divertimento ed ai molti emigrati l’occasione di soggiornare nel paese nativo. Ogni festa assume una diversa connotazione per addobbi, luminarie, processioni, fiaccolate, marce allegre della banda musicale, fuochi d’artificio, riffe e fiere: aspetti tutti che ne costituiscono una cornice suggestiva e impareggiabile.

Il fascino delle feste

Con nostalgia ricordo che, in passato a Conflenti si osservavano i riti tradizionali, le serate speciali di Natale, Capodanno ed Epifania. Al Natale ci si preparava da molto tempo prima seguendo il detto: ” Sant’Andria porta da nova ca u sie è de Nicola, l’uattu e Maria, u tridici e Lucia, u vintiquatrru l’ancilu canta ca u vinticinque è ra nascita Santa“.

La consapevolezza della sacralità dell’evento natalizio prevaleva anche sulla gioia di ricevere i modesti tradizionali regali. La preparazione riguardava l’aspetto religioso e quello mangereccio. Si  raccoglieva la legna da accatastare davanti alla chiesa per la “fhocara”, si raccoglievano  lippi, pungitopo e altro per il “presepio” da allestire in casa. Alle cinque e mezzo tutte le mattine della novena, si andava in chiesa a pregare. Con le uova, la farina, il miele, mandorle, fichi e noci messe da parte un po’ alla volta si preparavano nuciata, turdiddri, susumeddre e Grispeddre. Si viveva con modestia e ci si preparava alla festa con buona disposizione di spirito ed abbondanza, che non si trasformava mai in spreco.

Le tradizioni

Particolare attenzione la sera di Natale, si dedicava a ru “Zuccu“: il padrone di casa sceglieva accuratamente “u zuccu cchiu gruassu” e lo collocava nel focolare poco prima del cenone. Serviva per riscaldare ed allietare la famiglia a tavola, continuava ad ardere tutta la notte per dare quel tepore che, nella notte Santa, il bue e l’asinello avevano dato a “ru Bbumminiaddru”. L’impegno maggiore della padrona di casa era invece  di “conzare na bella tavulata”. Si tirava fuori dal corredo una tovaglia ricamata e si apparecchiava la tavola coi bicchieri, i tovaglioli e le posate stipati in credenza e lucidati per le grandi occasioni. Le pietanze dovevano essere tredici, ma, niente carne, a Natale si mangiava magro: tagliarini ccu ciciari e surache, baccalà fritto e in umido, minestre varie, lenticchie, insalate. Anche la tavola più povera aveva il pane di Natale con la croce disegnata sopra, turdiddri, Grispeddre, crucette, castagne mpurnate, finuacchi, purtugaddri, torroni, susumeddre e Pan di Spagna.

tradizioni Conflenti

A fhocara

Un’altra tradizione era la fhocara, che resiste ancora oggi. Si dà fuoco alla catasta di legna raccolta in piazza e ci si riunisce intorno a scherzare cantare, ballare al suono di zampogne, organetti e fisarmoniche, si beve un buon bicchiere di vino accompagnato da “patate arrustute a raccontare vrascia” e si veglia fino all’alba.

San Silvestro

La sera di San Silvestro dopo il cenone e la festa in famiglia, gruppi di ragazzi muniti di organetti zampogne e altro per far fracasso, giravano per le vie per suonare la “Strina” ad amici e parenti. Dopo aver suonato alla porta si iniziava a cantare una cantilena briosa e spiritosa tipo questa: “Famme a strina e fammela de fhicu mu te sta bbuanu ssu bellu maritu…. Ohi ohi ohiiiii tu a strina me l’hai de fhare Famme a strina e fammela de mele mu te sta bbona ssa bella mugliere. Ohi ohi ohiiiii tu a strina me l’hai de fhare. Famme a strina e fammela e prisuttu si u d’hai curtiaddru calammelu tuttu. Ohi ohi ohiiiii nun me vriguagnu mu circu a strina ppecchi a strina a circau puru Gesù Bambinu!” Dopo ricevuta la strina si ringraziava cantando: “Mmianzu ssa casa penna na catina mu pozza fare a figlia tua regina! Ohi ohi ohiiiii E de nu grubbu me fujjiu na gatta, mo, jiamuninne ca a strina è fatta”.

Tradizioni Anno Nuovo

Buon anno!

Fino all’Epifania

La tradizione vuole che la mattina di capodanno debba uscire da casa per primo un uomo, perché porta bene. La sera dell’Epifania, dopo il cenone, ci si riuniva intorno al focolare a raccontare vecchi fatti. A mezzanotte in punto dalle fontane scorreva olio, la neve diventava farina e gli animali parlavano tra loro per cui bisognava dargli mangiare in abbondanza la sera perché altrimenti ci criticavano per la nostra ingratitudine. Noi bambini sistemavamo la calza appesa al camino sperando di trovarla al mattino piena di doni. Prima di andare a letto si apparecchiava su uno sgabello una piccola cena per la befana. Lo scopo era di farla riposare e ristorare con un buon bicchiere di vino. Al mattino nelle calze c’erano dolci, arance, caramelle, un piccolo giocattolo e per il più cattivi anche cenere e carbone. Nelle sere delle feste natalizie, si usava tenere un particolare riguardo per le famiglie amiche o vicine che avevano avuto un dispiacere grave o un lutto durante l’anno. Si invitavano a casa propria o gli si mandava “nu cannistru” con dolciumi e Grispeddre.

“Prima Natale no friddu e no fame, de Natale avanti tremanu l’infanti, tremanu l’infanti ccu l’infantini trema ra jocca ccu ri puricini”

Giancarlo Villella

Autore: Giancarlo Villella

Mi chiamo Giancarlo Villella nato ai Tiarmuni ( Conflenti) il 5 febbraio 1971. Diplomato all’industriale, emigrato mai partito, tornato ancora più innamorato di Conflenti.

Riti, tradizioni e detti antichi tra Sant’Andrea e l’Epifania ultima modifica: 2018-12-23T15:30:59+00:00 da Giancarlo Villella

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