CIBO CUCINA CONFLENTESE TRADIZIONI

L’allegria delle polpette e la penitenza della Quaresima

Polpette fritte
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Pane raffermo, na bella cipuddra de supprissata, uova intere, sale q. b., prezzemolo tritato, un po’ di aglio tritato. Questa è la ricetta antica delle polpette. Oggi si aggiunge a questi ingredienti anche la carne macinata.
Ecco il procedimento per prepararle. Spugnare il pane, unire la soppressata spezzettata (e la carne macinata), le uova, il sale, il prezzemolo e l’aglio. Impastare amalgamando bene il tutto e dare una forma sferica. Mettere in una padella olio di semi di girasole e friggere le polpette. Mangiare ben calde.
Ma attenzione a un patire cumu Carnalivara!
A Conflenti è consuetudine mangiarle il martedì grasso, sebbene ormai compaiano sulle tavole dei conflentesi anche in altre occasioni.

Polpette rosse

Una variante: polpette al sugo

Altri modi per assaporarle

Una volta fritte si mettono in una teglia, si coprono con salsa di pomodoro densa e una spolverata di formaggio. Si passano in forno per qualche minuto e poi si servono ben calde.
Un’altra variante di cottura è bollirle direttamente in brodo vegetale. In questo modo sono più leggere ma altrettanto saporite.

Polpette

Un’altra versione: polpette in brodo

L’allegria del Carnevale

A Conflenti le polpette non erano, ai tempi, cibo di tutti i giorni. Ma erano uno dei piatti dei tre giorni di carnevale.
Si diffondeva per il paese un’aria di festa. Si scherzava, si rideva e soprattutto si mangiavano piatti succulenti: pasta china, vrasciole, purpette, sazizze, carne e puarcu, buon vino, nacatule.
Attori improvvisati facevano “a fharza” con scenette di vita paesana, prendendo in giro personaggi in vista con frizzi, lazzi e mottetti salaci.
Nel pomeriggio del martedì grasso si faceva una chiassosa sfilata in maschera. Si portava una barella su cui si adagiava un grosso pupazzo col ventre scoppiato. Era simbolo di Carnalivara morto proprio per aver bevuto troppo e abusato delle polpette.

Carnevale in passato

Carnevale negli anni ’50

La penitenza della Quaresima

All’allegria del carnevale succedeva la penitenza sobria della Quaresima, periodo di digiuno e di magra che ricorda i quaranta giorni di Gesù nel deserto.
L’astinenza quaresimale inizia u miarcuri de cinnire. Il sacerdote in chiesa durante la cerimonia religiosa pone sulla fronte dei credenti un poco di cenere da fhocara e Natale. Cenere che oltre a ricordare che “cenere sei e cenere tornerai”, per la credenza popolare, preserva dai malanni e dalle tempeste.
La quaresima è un periodo lungo e tedioso, adatto ai lavori di pazienza come fare la maglia, si mangiava di magro (sarde, baccalà, alici) evitando i pranzi succulenti e le “mbriacate”.

Scusate se ho usato il passato, ma questa è storia d’altri tempi! Oggi, purtroppo, non è più così.

 

Giancarlo Villella

Autore: Giancarlo Villella

Mi chiamo Giancarlo Villella nato ai Tiarmuni ( Conflenti) il 5 febbraio 1971. Diplomato all’industriale, emigrato mai partito, tornato ancora più innamorato di Conflenti.

L’allegria delle polpette e la penitenza della Quaresima ultima modifica: 2019-03-04T09:00:38+02:00 da Giancarlo Villella

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