NOI CONFLENTESI

Il Portone del Parroco

Sono partito da Conflenti quando ero solo un ragazzino. Ricordo ancora il giorno della partenza: con il cuore colmo di tristezza e gli occhi pieni di lacrime salii sul “postale” che ci avrebbe allontanato per sempre dal paesello per andare in un posto di cui io ignoravo persino l’esistenza. Non riuscivo a capirne il motivo. In silenzio mi chiedevo perché dovevo abbandonare il paese dove avevo trascorso la mia infanzia, quelle stradine che mi avevano visto giocare con i miei amici, i miei stessi compagni di gioco. Tutte queste domande hanno avuto una risposta soltanto molto tempo dopo.

L’emozione  del ritorno

Torno a Conflenti da uomo maturo in una calda notte d’estate. Il paese sembra un vecchio addormentato, ma io no. L’emozione mi attanaglia la gola, il cuore batte all’impazzata e ho voglia di riscoprirlo, di rivivere la mia infanzia. Ritornare a Conflenti, paese fatto di case, di strade, di chiese ma soprattutto di colori, di profumi, di suoni, di persone, vuol dire rivivere la propria giovinezza, il proprio passato intriso di presente.

Al mattino successivo, di buon’ora, mi avventuro alla riscoperta del mio amato paesello. Quasi senza rendermene conto mi reco nella zona dell’Immacolata perché voglio rivedere quella che un tempo è stata la mia casa. L’emozione mi serra la gola, rivedo la mia famiglia seduta intorno ad una tavola sempre poco imbandita e, col cuore pieno di felicità, mi rivedo a giocare con i miei compagni in quella strada che è stata per noi maestra di vita. Quanti ricordi e che turbinio di sensazioni nel rivedere tutte le viuzze, scoprire che tante sono rimaste così come erano impresse nella mia mente. Le ore passano ma non sono stanco, la mia mente e il mio cuore sono completamente presi dalla riscoperta di tutti gli angoli del paese, di quegli odori, di quei suoni, di quei sapori che solo Conflenti sa dare.

All’imbrunire attraversando il corso principale, mi imbatto nel “Portone del Parroco” (il portone della casa del vecchio parroco Don Stefano).

Chiudo gli occhi e la mia mente, con un tuffo nel passato, rivede gioiose scene di vita quotidiana: il Portone del Parroco diventa l’agorà del paese con gruppi di persone che, sostando sui suoi gradini, trascorrono intere serate ridendo e scherzando, fino a quando il parroco, stanco di tanto vociare, per far allontanare tutti, lancia acqua dalla finestra.

Col sorriso sulle labbra riapro gli occhi e… continuo a vedere gente seduta sui gradini, continuo a sentire quel dolce vociare… e allora mi rendo conto, piacevolmente sorpreso, che ” Il Portone del Parroco” continua ad essere l’agorà del paese, oggi come allora, depositario secolare di storie e vicende vissute.

Autore: Luca Marotta

Luca Marotta. Laureato in Economia Aziendale presso la l’Università della Calabria oggi ristoratore e chef per passione. Adora cani e gatti cui dedica, insieme alla moglie, tempo e risorse. Ad oggi si occupa di oltre 15 cani e oltre 30 gatti tolti dalle strade. Il sogno è arrivare ad aiutarne almeno 1000. Nel futuro prossimo la speranza è di passare dalla gestione di un ristorante a quella un hotel e di riuscire a realizzare un progetto in ambito agricolo. 

Il Portone del Parroco ultima modifica: 2017-09-11T20:18:47+00:00 da Luca Marotta

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