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TRADIZIONI VALORI ED EMOZIONI

Il clima magico del Natale tra credenze e tradizioni

Nascita Santa

Fin dagli ultimi giorni di novembre a Conflenti, si entra nel magico clima natalizio con un susseguirsi di riti,  credenze e tradizioni. Infatti, la novena dell’Immacolata e quella di Santa Lucia scandiscono il tempo immergendoci nella calda atmosfera natalizia.
Sant’Andria porta ra nova ca u sie è de Nicola l`uattu è de Maria u tridici è de Lucia e ru vinticinque u biatu Missía o (a Nascita Santa).
Natale, non era una delle tante feste dell’anno, era LA FESTA, una ricorrenza che coinvolgeva tutta la famiglia. Ci si preparava per tempo perché la si attendeva per un anno.
C’era povertà e molto spesso la fame. Non era certo il Natale dei regali, i bambini potevano aspettarsi tutto al più qualche ficu siccata* .

Frittura delle grispelle

Grispelle, turdiddri, buccunotti…

La preparazione delle grispelle a Natale è una tradizione che si è tramandata fino ai nostri giorni e rappresenta uno dei simboli delle festività natalizie conflentesi. Generalmente era il 23 il giorno dedicato alla preparazione e ne venivano preparate in abbondanza per poter adempiere agli obblighi di buon vicinato. Si regalavano, in numero dispari, a parenti ed amici colpiti da lutti recenti.  Quest’ultimi non potevano friggere, poiché, tale pratica era considerata motivo di allegria e quindi offensiva nei confronti dei defunti.
Venivano regalati, in segno di stima, anche canestri pieni di dolci: turdiddri, buccunotti* sistemati in bella vista e portati sulla testa dalle donne aru maestro*, a ri cumpari* e agli amici. Era d’obbligo, invece, regalare nu gaddru* al padrone e uno al dottore.
Il Natale diventava anche l’occasione per consolidare gli amori e gli affetti con scambio di regali fra le famiglie dei promessi sposi.
I nostri nonni, avevano l’usanza di far appassire qualche grappolo d’uva a ri travi* per poi consumarla la sera della vigilia insiemi a granati*, noci, castagne e mele. I contadini aspettavano il giorno di Natale per assaggiare u vinu nuavu*

Credenze popolari

La notte della vigilia, anche nella casa più povera, ardìa nu cippu* fino al mattino seguente.  I tizzoni venivano conservati e poi usati durante le tempeste per tenere lontani i fulmini.
La notte di Natale era la notte della magia, della trasformazione, la notte in cui si potevano svelare le formule magiche degli scongiuri usati contro il malocchio. Le giovani ragazze aspettavano con ansia che la nonna insegnasse loro il rito dell’affascinu e du vuvu*.
Attorno al focolare si parlava di streghe e de spirdi*. E mentre a lumera* e il fuoco ardevano gli adulti raccontavano storie e leggende, arricchite da filastrocche e proverbi sotto gli occhi sbalorditi dei bambini. Si raccontava di gente morta in guerra e di emigrazione

Capretto piccolo

Chi possedeva animali, la vigilia dell’Epifania, se ne prendeva cura in modo particolare. Si pulivano bene le stalle e si riempiva a manciatura* con il fieno. Si racconta che in quella notte gli animali parlassero e per non correre il rischio di essere criticati, si dava loro cibo e acqua in abbondanza.



Una volta non si possedeva quasi niente e quel poco che si aveva era condiviso con parenti e amici . Il Natale, con tutte le sue tradizioni costituiva per le famiglie un momento di grande allegria, specie per la gente povera che in questi giorni riscopriva il valore del gusto e dell’abbondanza.

Il clima magico del Natale tra credenze e tradizioni ultima modifica: 2020-12-16T12:16:30+01:00 da Lucy Stranges

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