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Il ritrovamento nella musica, la danza ed i sapori antichi

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Parlare di ritrovamento potrebbe sembrare un’idea un po’ strana dato che, molte volte, possiamo non essere sicuri se c’è qualcosa che abbiamo perso oppure se c’è qualcosa che possiamo trovare. Lo scorso sabato 28 luglio, è finita la settimana culturale organizzata da Felici e Conflenti. Un festival che ha dimostrato, una volta in più, essere una vera opportunità di condivisione, apprendimento ed incontro con se stesso. Una settimana per scoprire sapori, suoni e sensazioni che molti dei partecipanti non abbiamo mai sperimentato e che, magari, erano da sempre dentro di noi.

Il processo di ritrovamento

“Ti sei ritrovata con la danza?”, mi chiese Andrea Bressi, uno degli organizzatori dell’evento, responsabile del corso di Danza del Reventino. Dopo aver sentito quelle parole –che possono interpretarsi solo come una semplice domanda– ho cominciato a riflettere sul vero significato di questo ritrovamento. Tra i significati della parola si incontrano: ‘trovare di nuovo’, ‘trovare qualcosa che si credeva di avere perduto’, ‘riuscire a individuare, a trovare, a capire qualcosa’. Il significato più metaforico invece spiega che ‘ritrovare se stesso’ significa ‘recuperare la propria identità, riacquistare il proprio equilibrio interiore’. Ma che cose dobbiamo ritrovare di nuovo? Che cose abbiamo perso? Come possiamo recuperare la nostra identità? Qual è la nostra identità? Sono alcune delle domande che sorgono dopo aver sperimentato una settimana piena di esperienze nuove.

Ritrovare la identità

PhotoCredit: Amira Celeste Giudice

Dopo una settimana intensa di lunghe giornate condivise tra musica, ballo, cibo, canto, suoni, persone ed emozioni, possiamo dire che Felici e Conflenti è veramente un festival di ritrovamento nel quale, il contesto dove si svolgono le attività ha un ruolo importantissimo. Riflettere su ‘il ritrovarsi’ ci fa capire diverse cose. Per alcuni, questo ritrovamento potrebbe essere come una porta che si apre e gli contatta con le loro radici, con la loro vera identità che, a volte, col ritmo della vita quotidiana, si può perdere o dimenticare. Può essere anche l’opportunità di scoprire una traccia di identità sconosciuta.

Per altri, potrebbe significare semplicemente il capire come vivevano gli antichi, che valori avevano e che significava per loro –nel suo contesto sociale– la musica, la danza ed il canto. Questo processo di ritrovamento ci obbliga per forza a fermarci, a guardare indietro, osservare e riflettere su diverse questioni che magari non abbiamo mai pensato. Solo così si può recuperare quello che si credeva di aver perduto come l’uso di quegli istrumenti, quei canti antichi e quelle danze tradizionale.

Il contatto con la natura: visita al borgo di Panetti

Un’altro aspetto importante sul festival da sottolineare è l’aspetto della valutazione della natura. Durante le giornate ed i diversi corsi, gli organizzatori hanno sottolineato il ruolo della natura per gli antichi, nel contesto dove loro svolgevano la danza, i canti e la musica, che può somigliare una specie di ‘dialogo’ tra l’uomo e la natura. Questo contatto diretto con la natura ci fa capire meglio il contesto ed il ‘perché’ di questo stile di vita.

Ritrovare posti e luoghi sperduti.

L’antico Borgo di Panetti: un borgo dove abitano solo otto abitanti. PhotoCredit: Amira Celeste Giudice

La visita al borgo antico di Panetti, un borgo di solamente otto abitanti, ha stata fatta il giorno mercoledì 25 luglio. Durante la mattina, i corsisti sono andati a visitare “A Tiglia“, una cascata che si trova vicina al borgo antico. Durante la camminata, oppure il “pellegrinaggio”, come ha preferito denominarla la guida, i suonatori hanno intonato diverse canzoni accompagnate dal suono dell’organetto e la zampogna. Sembrava come se, circondati dalla natura, immersi in quel verde, quelle canzoni avessero ritrovato la propria casa. Perciò, quel pellegrinaggio ha avuto una grande importanza per capire l’origine dei suoni e della danza.

Ritrovamento della natura.

Cascata della Tiglia, Panetti, Platania. PhotoCredit: Amira Celeste Giudice

Amira Celeste Giudice

Autore: Amira Celeste Giudice

Sono di origine italiana, nata in Argentina e abito a Buenos Aires. Traduttrice Giurata inglese spagnolo e Professoressa di lingua inglese per vocazione. Sono molto curiosa e appassionata: amo la cultura, le lingue, la fotografia e la natura. Mi affascinano i libri, posso passare un giorno intero a leggere. Mi godo le piccole cose di ogni giorno come ascoltare il suono della pioggia, guardare le stelle o sentire il profumo di una rosa. Sono appassionata di giardinaggio e, nel tempo libero, mi piace curare il mio giardino. Adoro viaggiare e scoprire luoghi nuovi. Il mio posto preferito nel mondo è Conflenti, la terra di mio nonno. Credo nella bellezza dei miei sogni.

Il ritrovamento nella musica, la danza ed i sapori antichi ultima modifica: 2018-08-08T09:30:55+00:00 da Amira Celeste Giudice

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