I CONFLENTESI RACCONTANO CONFLENTI

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COSA FACCIAMO PASSEGGIANDO STORIE

‘A Staffetta

L'incontro con il Papa, 1984

“Ormai a Conflenti se parra sulu de sta squadra ‘e calciu!” è la frase che, nell’ultimo anno, viene sovente pronunciata da qualche conflentese con le più buone intenzioni. Da altri solo per criticare un gruppo di ragazzi che è riuscito nel proposito di ridonare a Conflenti quelle domeniche sportive che mancavano da tempo.
Ma il calcio non è l’unico sport dell’animo conflentese. Possiamo forse vantare di essere il paese più “staffettista” di tutto il comprensorio. Sì, la staffetta, avete capito bene. Uno sport forse insolito ma che rappresenta l’unico momento in cui l’atletica leggera (un insieme di discipline per lo più individuali) diventa sport di squadra. Gli atleti partecipanti corrono in successione tra di loro scambiandosi una bacchetta di legno o di materiale plastico chiamato testimone. L’obiettivo è quello di farlo arrivare il più rapidamente possibile al traguardo. Le staffette conflentesi, però, si prefiggono altri scopi, assumono altri significati.

Agosto 1984

Lo sa per certo Don Adamo Castagnaro, parroco di Conflenti, che è l’ideatore della staffetta Roma-Conflenti del 1984, la prima vera staffetta conflentese. Fu pensata per inaugurare una lampada votiva in onore degli emigrati, che sarebbe rimasta accesa ai piedi della Madonna della Quercia. Ed ebbe come significato profondo quello di proclamare la stessa fede che si professa a Roma dal Papa, come segno di comunità di tutta la Chiesa Cattolica. “Eravamo circa 30 persone, una ventina di atleti più qualcuno dedicato alla logistica”, ricorda Don Adamo. “Abbiamo raggiunto Roma con le macchine e con un pulmino che il Comune di allora, con a capo Domingo Stranges, aveva messo a disposizione. Tra l’altro è venuto anche lui ed è stato ricevuto, insieme a me e ad altri due giovani (Gabriele Carullo e Patrizia Monaco di S. Mango d’Aquino) dal Papa che accese la fiaccola in Piazza S. Pietro.

Roma, 1984

Papa Giovanni Paolo II saluta i giovani conflentesi – Credit: Don Adamo Castagnaro

Come funzionava la staffetta?

Gli atleti erano ripartiti così: 5 atleti ogni macchina, 1 km a testa per 5 volte, quindi 25 km a macchina. Una volta completato il percorso, la lampada accesa veniva consegnata alla macchina successiva. E così via, per un totale di 120/130 km al giorno. Il riposo notturno avveniva per strada, chi in macchina e chi a terra. Non esistevano ancora i telefonini e le comunicazioni arrivavano a Conflenti tramite telefono fisso dalle postazioni che si trovavano oppure tramite la radio del tempo, Radio Grandangolare, che permetteva di far pervenire in diretta le notizie a familiari e amici. Una grande organizzazione, quindi, che ha permesso all’artefice dell’iniziativa e ai suoi ragazzi di raggiungere Conflenti in quattro giorni. “E’ stato bellissimo anche per i luoghi che abbiamo visto nella nostra discesa verso la Calabria”, aggiunge Don Adamo.

Una grande novità

“Era una grande novità e ricordo ancora le perplessità della popolazione conflentese, dei familiari degli atleti e del medico condotto Carnovale Nazareno che ci aveva fornito un sacco di farmaci di primo soccorso. Arrivammo qui col fuoco e accendemmo quella lampada che ancora oggi arde nel Santuario. Forse a quell’epoca era già un inizio per farlo conoscere ancora meglio e, infatti, a distanza di anni è stato elevato a Basilica. La Basilica oggi vuol dire una Chiesa più grande nella fede, maggiormente unita alla Cattedra di Pietro e questo ci inorgoglisce. Da tanti anni noi avevamo iniziato questa collaborazione stretta insieme al Vaticano e a distanza di tempo il Vaticano stesso, attualmente Papa Francesco, ha elevato la nostra Chiesa a Basilica”.

L’arrivo a Conflenti

'A Staffetta. L'arrivo

L’arrivo a Conflenti – Credit: Don Adamo Castagnaro

L’arrivo a Conflenti fu, quindi, memorabile, ci fu un coinvolgimento totale della popolazione. Ma gli atleti furono accolti già nelle zone di Nocera Terinese e Falerna da familiari e amici conflentesi entusiasti del lungo tragitto a piedi portato a termine senza incidenti, o quasi. Uno dei corridori, Mariano Esposito, infatti, fu azzannato a Pozzuoli da un mastino napoletano e fu costretto a proseguire la corsa con un tutore mano. Tutto sommato un’esperienza positiva tale da far pensare a una replica nel settembre del 2011.

Roma-Lamezia Terme 2011 e non solo

In occasione della visita di Papa Benedetto XVI a Lamezia Terme, Don Adamo ripropone la staffetta (questa volta Roma – Lamezia Terme), quasi a sottolineare la voglia di andare incontro al Pontefice nella sua venuta in Calabria. L’organizzazione fu simile ma molto più semplice, sia per l’esperienza passata sia per le nuove tecnologie che hanno agevolato la definizione del percorso e le comunicazioni tra i partecipanti.
Merito e plauso, quindi, al rettore della Basilica che dal 1984 a oggi è riuscito a organizzare, oltre alle due più impegnative, altre piccole staffette dai significati più diversi.“E’ un modo ricreativo e sportivo che aiuta le relazioni sociali e, perché no, stimola i ragazzi, e non solo, ad avvicinarsi sempre di più alla vita spirituale e cristiana”. Grazie Don Adamo, quale sarà la prossima?

Staffetta 2011

Roma – Lamezia Terme 2011 – Credit: Cristian Villella

 

‘A Staffetta ultima modifica: 2019-04-01T09:30:20+02:00 da Mariateresa Marotta
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