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Essere a Conflenti e lavorare a Milano: si chiama southworking

southworking Pc Querciola

Sta a Conflenti ma partecipa a riunioni come se fosse a Milano. Lavora per una multinazionale mentre respira l’aria pura delle nostre verdi colline. Pasqualino Bartolotta ci racconta la sua quarantena al Nord e la decisione di tornarsene e casa e lavorare in modalità Southworking!

Da Milano…

Quello che abbiamo vissuto da marzo ad oggi resterà certamente nella memoria di tutti noi: da Sud a Nord, dalle metropoli alle piccole realtà di provincia. Nel mio caso ho vissuto quest’esperienza fisicamente al Nord e in città a Milano ma con un’attenzione sempre particolare a come evolvevano le cose in Calabria e nella nostra Conflenti.

Sono stati mesi duri. A Milano direttamente nel vivo dell’emergenza abbiamo vissuto passo dopo passo l’evoluzione di un evento che davvero sembrava quasi fosse un film e di quelli apocalittici. E purtroppo siamo qui oggi a fare i conti con i tristi risultati che il Covid ha portato in termini di contagiati e purtroppo di persone che ci hanno lasciato. Nel capoluogo della regione più colpita d’Italia si è passati in ordine: dalla chiusura dei locali, a quella negozi; dalla chiusura degli uffici, all’obbligo di stare a casa. Già, la casa! Come si può immaginare, a Milano sono pochi a vivere in appartamenti di dimensioni simili a quelle cui siamo abituati al Sud e vivere la quarantena in quelle condizioni è stato per tutti molto duro. Ognuno comunque si è inventato pasticciere o pizzaiolo.  

Pasqualino Bartolotta in modalità southworking

C’è chi ha fatto sport a casa come non mai e chi ha visto mille serie tv su Netflix. Da questo punto di vista io mi reputo comunque fortunato perché potendo continuare a lavorare da casa, le giornate erano comunque molto piene e i mille contatti “virtuali” con parenti e amici ne hanno riempito i tempi morti. Ricordo con allegria per esempio che con gli amici di Conflenti abbiamo anche istallato l’app del “5 a chiamare”. È stato come giocare attorno al tavolo di un bar nel paese. All’esterno della mia casa milanese, però, continuavano le notizie poco rassicuranti. Ed è stato necessario poi anche per tutta l’Italia rimanere chiusi in casa fino a inizio maggio. Dal 4 maggio con la possibilità di raggiungere i congiunti e la possibilità di fare sport all’aperto siamo diventati tutti appunto congiunti ed atleti.

…a Conflenti. In modalità Southworking

Solo da giugno, poi, si è tornati a una parvenza di vita normale con la possibilità finalmente di uscire a bere una birra fuori con gli amici. Sempre con una prudenza elevatissima si è cercato di risollevarsi e ripartire. Al lavoro, però, era ancora consigliato non andare fisicamente in ufficio.

E allora, lato mio, avendo la fortuna di poter ritornare a Conflenti, ho fatto la scelta che ha dato un indirizzo alla mia estate 2020. Anch’io aderisco al “Southworking”. Già, lo smart working ma fatto dal Sud. Oggi si può rimanere benissimo a Conflenti e lavorare per una multinazionale di Milano. E così dopo una passeggiatina di 1.100 kilometri in auto, eccomi ritornato a casa mia, a Conflenti. Ho quindi iniziato a lavorare da qui.

Stessa routine milanese. La sveglia che suona. Mi sistemo quel che serve per affrontare una giornata di video call in cui bisogna dare l’idea almeno di non essere proprio in pigiama (per la serie infradito e pantalonci ma camicia e camera del pc che mi inquadra solo a mezzo busto!). Mi faccio la moka del caffè e si parte. La tranquillità della mia via mi permette anche spesso di lasciare la finestra aperta mentre sono in riunione. Anche se quando passano i venditori ambulanti meglio socchiudere… Rocco che urla “Pesce, pesce fresco” o la voce registrata che dice “Pollo, ali di pollo, petto di pollo, tutti prodotti freschi e genuini” potrebbero partecipare alle mie riunioni. Ma onestamente in questo periodo ho assistito anche a situazioni peggiori, e poi forse alla fine questo sarebbe mostrare il bello della realtà del paese.

Vista

A casa mi sono allestito la mia stanza/studio e la buona connessione mi sta consentendo di lavorare anche meglio che a Milano. Non serve l’aria condizionata e nelle pause caffè posso affacciarmi al balcone, godermi la vista della Querciola e le verdi montagne che dal Reventino terminano lasciando uno spiraglio sul mare, e chiacchierare coi passanti. Ma quello che non ha prezzo e sentire un velo di invidia dei colleghi ancora rimasti al caldo in città. Quest’estate, poi, potrò godermi affetti e amici, temperatura ottimale in paese e la possibilità di chiudere al lavoro e andare in spiaggia o fare una corsa al fresco. Ma soprattutto potrò con calma godermi la casa e il paese. Negli ultimi anni le vacanze a Conflenti erano state sempre troppo brevi. Dico sempre che non facevo quasi in tempo a disfare la valigia che già arrivava il giorno della ripartenza.

Quest’anno sarà diverso: avrò il tempo di dedicarmi a tutto ciò che mi offre la Calabria riservando anche il giusto tempo a tutti i miei cari. Sono convinto che in un anno così sfortunato a causa di questa epidemia, questa chance di godermi i luoghi dove sono cresciuto renderà quest’estate super positiva oltre che certamente indimenticabile!

Essere a Conflenti e lavorare a Milano: si chiama southworking ultima modifica: 2020-07-20T10:25:08+02:00 da Redazione
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