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La vendemmia, una tradizione conflentese

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Vinnimare”, cioè vendemmiare, era, ed è ancora in alcune zone del territorio conflentese, una tradizione che da secoli si ripete. Vi raccontiamo, dunque, le varie fasi della vendemmia.

Le vigne a Conflenti

Conflenti, come altri comuni limitrofi, si è da sempre contraddistinto per i numerosi vigneti presenti nel proprio territorio. Non esistono, a oggi, aziende vinicole conflentesi che hanno fatto del vino il loro prodotto principale. Diversamente, invece, accade a Motta Santa Lucia dove sono fortemente presenti non solo i vigneti ma anche più aziende che lavorano e imbottigliano il vino. Nel nostro territorio, purtroppo, i vigneti presenti per esempio in località “Carrara”, luogo ideale per coltivarli, dopo l’abbandono dei proprietari, oggi defunti o emigrati, sono stati per lo più tagliati. Ci sono comunque numerosi privati che ancora lavorano l’uva producendo un ottimo vino per tutta la famiglia, come per esempio la famiglia Gentile o Marotta.

Vendemmia: uva rossa e bianca

La vendemmia

La prima fase della vendemmia consiste nella raccolta dei grappoli, eseguita a mano e nelle ore più fresche. L’uva raccolta viene, dunque, trasportata in magazzini dove viene pigiata. Prima della vera e propria pigiatura, i grappoli vengono diraspati, cioè vengono tolti i raspi, i rametti e le foglie. Segue la pigiatura che in tempi antichi avveniva entrando a piedi nudi nella “tina”. Oggi, invece, si esegue con macchine utensili a mano o meccaniche. Il risultato della pigiatura è il mosto, il quale rimane a riposare per qualche giorno. In questo periodo avviene la fermentazione. Nella fermentazione alcolica avviene la scomposizione del glucosio, durante la quale si produce alcol etilico (etanolo) e anidride carbonica grazie ad alcuni microrganismi che fanno parte del gruppo dei lieviti, i saccaromiceti, sempre presenti sui chicchi di uva.

vendemmia: uva nera

I grappoli messi in grandi recipienti e schiacciati per preparare il vino, rimangono all’interno del liquido zuccherino che si ottiene dalla spremitura. Quando nel liquido si consuma il poco ossigeno presente, i lieviti iniziano la fermentazione, ossia utilizzano lo zucchero che hanno a disposizione e producono alcol, il quale, a seconda della quantità in cui si forma, darà la gradazione alcolica al vino. Terminata la fermentazione, il prodotto si mette in grandi botti dove rimane fin quando non diventa vino, solitamente i primi giorni di novembre, come si suol dire: “a San Martino ogni mosto diventa vino”.

A vigna, poesia di Vittorio Butera

Vittorio Butera, poeta conflentese, ispirato dalla vigna scrive una poesia. Racconta di quest’appezzamento di terra donato a un contadino poco esperto in quale, non sapendolo lavorare, ha fatto sì che venisse meno. Metaforicamente vuole significare che chi prende in mano una situazione deve essere in grado di saperla gestire e portarla a compimento per non vanificare il lavoro di chi l’ha preceduto.

Pòvara vigna mia,
Cumu te si’ rriddutta!
Zibbillu e mmarvasìa
Si’ spampinata tutta!
E ddire ca ‘nu juornu,
Quannu campava ttata,
Eri de stu cuntuornu
‘A vigna cchiù ppriggiata
E mmo, povara vigna,
Te mancia rà gramigna.
‘Na vota ccu ri rappi chi nne dava
‘Nnu sulu saramientu,
Inchjemu ‘nu parmientu e ‘nn’avanzava.
Moni te guardu e ccianciu:
Llà ssupra si’ annigliata,
Ccà ssutta si’ bbrusciata.
– E ra curpa è ra mia? –
Disse ra marvasìa
– O de vussugnurìa chi l’hai dunata
A ‘nn‘anima dannata ‘n culunìa,
Spraticu, vatularu, gabbamunnu,
Chi a r’alluongu ogned’annu nn‘ha pputata,
Chi s’è ‘ncrisciutu de zappare funnu
E ‘u nn‘ha ddatu nnè ssurfa nnè ssurfatu?

La vendemmia, una tradizione conflentese ultima modifica: 2017-10-04T19:28:57+02:00 da Ema Rox
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