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MONUMENTI

4 Novembre, anche Conflenti ricorda i suoi caduti

Monumento ai caduti

In ogni comune, piccolo o grande che sia, a Nord o Sud, ci sono luoghi e simboli che raccontano la storia dell’Italia unita e di chi l’ha fatta. Strade o piazze intitolate alla memoria dei caduti nelle Guerre Mondiali. O nelle altri grandi battaglie attraverso le quali è passata la democrazia e la libertà dell’intera nazione. Statue erette in onore di grandi ufficiali. Monumenti sui cui marmi, ormai non più bianchi, sono riportati decine di nomi di caduti tra le file dell’esercito italiano, in battaglie svoltesi centinaia di chilometri distanti da casa loro. Anche Conflenti ha i suoi simboli. Alcuni abbastanza noti, altri sotto gli occhi di tutti, ma sconosciuti ai più. I primi giorni di novembre sono il momento giusto per riscoprirli. Stretti tra la ricorrenza dei defunti (2 novembre) e la giornata dell’unità nazionale e delle forze armate (4 novembre).

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Il Monumento ai Caduti

Il Monumento ai Caduti

Il monumento ai caduti è sicuramente quello più conosciuto. Realizzato nel 1919 e originariamente posto in località Ciampello, il monumento era costituito da una colonna marmorea spezzata sovrastata da un’aquila bronzea. Trasferita, poi, negli anni sessanta aru Piru, nel 2010 il monumento è stato nuovamente realizzato in prossimità del Municipio. Dell’originaria installazione resta l’aquila bronzea (ora posta su un pilastrino) e il cannoncino. Intatte anche le iscrizioni, trasposte su stele in pietra verde del Reventino, recanti i nominativi dei caduti e dei dispersi nella Prima e nella Seconda Guerra Mondiale. Complessivamente un centinaio di nomi, a testimonianza del grande tributo che anche un piccolo centro come Conflenti ha pagato nel corso delle pagine più buie dell’umanità. Ma c’è la storia dell’Italia anche tra le scale del cimitero, in alcuni casi molto più eloquente e affascinante di quanto riesce ad esprimere una fredda colonna di marmo.

Lapidi con i nomi dei caduti

Lorenzo e Antonio Stranges, due esempi di combattenti a difesa della Patria

Come Totò ne ‘A Livella, spostandosi a destra e a sinistra tra i vari piani del cimitero, si leggono storie di giovani mandati a combattere lontano da casa e dagli affetti familiari. Qualcuno di loro, in alcuni casi, lontani da casa ha trovato la morte. E così, salendo fino al quarto piano, sul lato destro, uno spazio di mezzo metro circa tra due file di loculi custodisce la lapide di Lorenzo Stranges. Giovanissimo (poco più che ventenne) caporalmaggiore di fanteria, Lorenzo dalle stradine di Conflenti si trovò sul Carso nelle file del 48° Reggimento, tra la cima quattro del San Michele e San Martino del Carso, dove il 7 novembre 1915 prese il via la quarta Battaglia dell’Isonzo. Pochi giorni dopo, il 19 novembre, il caporalmaggiore Stranges – come si legge sulla lapide – venne “mutilato da ferro nemico” e due giorni dopo morì a più di mille chilometri da casa.

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Ogni anno, il 4 novembre, l’Amministrazione comunale depone una corona di alloro sul Monumento ai Caduti

Il terzo piano, lato sinistro, invece, conserva le spoglie del capitano di fregata Antonio Stranges, classe 1867. A 40 anni, uno dei tanti figli del Monte Reventino si trova a comandare il cacciatorpediniere Granatiere della Regia Marina e, in seguito, a partecipare alle operazioni navali della prima guerra mondiale. Sopravvisse alla Grande Guerra e al dolore per la perdita dei genitori per i quali, anche se lontano, fece realizzare una lapide ora posta a poche decine di centimetri dalla sua. Morì ottantenne poco dopo la fine del secondo conflitto mondiale.
Tante sono le storie che rischiano di essere dimenticate e per le quali, si spera, anche attraverso gli ormai infiniti archivi offerti della rete, possa essere avviata un’opera di riscoperta e di valorizzazione.

4 Novembre, anche Conflenti ricorda i suoi caduti ultima modifica: 2019-11-04T09:19:03+01:00 da Mariateresa Marotta
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